Artejeans è il progetto volontario nato nel 2020 da un’idea di Francesca Centurione-Scotto e Ursula Casamonti, ambasciatrici di Genova nel mondo, e dedicato ad artisti contemporanei affermati in Italia e a livello internazionale per invitarli a creare i loro lavori su denim. L’edizione 2024 è stata ospitata dal Museo Diocesano di Genova, rappresentando un dialogo tra passato, presente e futuro dell’iconico tessuto jeans e della sua città.

Foto di Alberto Lagomaggiore
Il jeans si fa filo conduttore tra secoli e luoghi lontani
L’edizione 2024 di Artejeans non si è tenuta in un luogo qualunque. Grazie al confronto curatoriale con Paola Martini, direttore e conservatore del Museo Diocesano di Genova, la storia delle opere contemporanee si è intrecciata con quella dei Teli della Passione, realizzati nel XVI e XVII secolo con fibra di lino tinta indaco e dipinta a biacca, e conservati nello stesso museo.
Il titolo della mostra, Jeans Loci (giocando con l’espressione latina genius loci), ha voluto proprio sottolineare il ruolo del jeans quale filo (blu) conduttore di storie e immagini tra secoli e luoghi diversi e lontani. Le opere esposte, alcune nuove e altre selezionate dalle edizioni precedenti per la loro aderenza al tema, hanno incarnato la capacità del jeans di rinnovarsi innumerevoli volte, senza dimenticare, però, le sue radici e la sua essenza.

Foto di Alberto Lagomaggiore
Nel corso delle sue quattro edizioni, Artejeans ha coinvolto una cinquantina di artisti con opere di pittura, scultura, fotografia e installazioni, donate ai Musei Civici di Genova per dare vita al primo museo di arte contemporanea dedicato esclusivamente al jeans al mondo: Akelo, Simone Berti, Alberto Biasi, Tomaso Binga, Henrik Blomqvist, Enzo Cacciola, Pierluigi Calignano, Letizia Cariello, Marco Casentini, Roberto Coda Zabetta, Sonia Costantini, Marcello De Angelis, Maurizio Donzelli, Ulrich Egger, Ettore Favini, Marco Ferri, Emanuela Fiorelli, Giovanni Gaggia, Ferruccio Gard, Luca Giacobbe, Goldschmied & Chiari, Riccardo Guarneri, Paolo Iacchetti, Franco Ionda, Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Marco Lodola e Giovanna Fra, Claudia Losi, Fulvio Magurno, Rae Martini, Carolina Mazzolari, Albano Morandi, Ugo Nespolo, Giovanni Ozzola, Valentina Palazzari, Gioni David Parra, Francesca Pasquali, Angelo Petrolani, Gabriele Picco, Pino Pinelli, Fabrizio Plessi, Gianni Politi, Gioacchino Pontrelli, Paolo Radi, Alfredo Rapetti Mogol, Carlo Rea, Laura Renna, Marta Spagnoli, Vedovamazzei, Serena Vestrucci, Cesare Viel, Helidon Xhixha, Gianfranco Zappettini.
Siamo orgogliosi della nostra collaborazione con Artejeans, sotto forma di donazione di tessuti agli artisti per permettere la realizzazione dei loro lavori. Come dichiarato da Francesca Centurione-Scotto, il nostro denim si inserisce perfettamente nelle tematiche e negli obiettivi del progetto, in quanto “Candiani riprende il filo jeans dalle origini e lo porta nel futuro”.

Foto di Alberto Lagomaggiore
Genova è capitale del Medioevo nel 2024
Per tutto il 2024, la municipalità di Genova ha anche deciso di dedicare un progetto culturale al Medioevo, periodo in cui il jeans trova le sue radici. La città raggiunse l’autonomia nell’anno 1000, quando iniziò ad affermarsi come potenza mercantile. Centrale divenne, quindi, il porto di Genova. Uno scalo navale nell’area esisteva già dal V secolo a.C., ma un vero importante sviluppo venne avviato solo nel XII secolo. Il porto continuò a espandersi anche nei secoli successivi, raggiungendo la sua massima importanza nel XVI secolo.
Il fustagno genovese, vero antenato del tessuto jeans contemporaneo, utilizzato da marinai e camalli per coprire le merci e fabbricare le vele prima e produrre abiti da lavoro durevoli dopo, veniva, quindi, facilmente esportato in tutta Europa, dove divenne una delle varietà più apprezzate per il rapporto tra qualità e prezzo. La sua popolarità crebbe particolarmente in Inghilterra, dove i tessuti venivano inseriti negli inventari con il nome della città di provenienza. A Londra, Genova, Gênes in francese, diventò geanes, jeanes e, infine, jeans.
Con Artejeans 2024, la storia di Genova torna a intersecarsi con quella di Londra, come raccontato anche da Tessa Marchington e Ian Ritchie nel loro intervento sul legame tra le due città. Parte della collezione di Artejeans sarà, infatti, esposta in Devonshire Square per il Festival dell’Innovazione dedicato a Paganini e al jeans. Per l’occasione, anche la London Symphony Orchestra sarà vestita interamente in denim.

Foto di Alberto Lagomaggiore
Artejeans è una bandiera di Genova da portare nel mondo
Abbiamo appena visto come il fustagno genovese fosse usato principalmente dalle fasce più povere della popolazione, come dimostrato anche dai quadri dell’ignoto Maestro della tela jeans, databili XVII secolo. Le opere raffigurano la vita quotidiana e frugale di diverse figure, tra cui mendicanti e donne che svolgono i lavori domestici, vestite con un tessuto blu che scolorisce in alcuni punti. Nel XVIII secolo, invece, a essere vestite con fustagno genovese furono delle statuine del presepe di mendicanti e pastori.
È curioso come Genova fosse famosa, però, anche per il filo d’oro usato dalle famiglie ricche. La lavorazione dei fili d’oro, tra le specialità e i segreti dei genovesi, rappresentava un’attività importante per la città, per la qualità più che per la quantità. Questi prodotti venivano esportati fino alla Provenza e alla Tunisia già nel XIII secolo. L’industria dei fili d’oro rimase una delle più prosperose a Genova anche nei secoli successivi, creando una contrapposizione, ma intrecciandosi inevitabilmente, con il più umile filo blu del jeans.
Artejeans si propone di raccontare tutte queste storie, che hanno reso grande Genova nel corso dei secoli, rappresentando una “bandiera della città da portare nel mondo” che guarda al futuro senza dimenticare le sue origini, come spiegato da Francesca Centurione-Scotto. La creatrice di ArteJeans ha anche sottolineato quanto i musei di arte contemporanea siano un elemento fondamentale di ogni città, insieme al cimitero e al supermercato, per capire dove la sua comunità sta andando, da dove viene e dove si trova ora.

Foto di Alberto Lagomaggiore
