Il 30 settembre 2026, il Monitor for Circular Fashion (M4CF) della SDA Bocconi ha presentato il Circular Fashion Manifesto 2026 al Parlamento europeo di Bruxelles. Durante l’evento sono state condivise prospettive ed esperienze pratiche lungo l’intera filiera della moda per promuovere la transizione verso un modello di business più circolare, con l’obiettivo di unificare la visione e di mostrare esempi di pratiche che possano aiutare a rendere gli approcci circolari più concreti e scalabili in tutto il settore.
Promuovere la collaborazione lungo l’intera filiera
Siamo felici di aver partecipato a questo evento, che promuove il dialogo e la collaborazione tra brand, aziende, istituzioni e altri stakeholder impegnati nella circolarità nel settore della moda.
Il M4CF sta avviando un nuovo ciclo di attività per il 2026-2027, con un focus centrale sullo sviluppo di partnership scalabili lungo la filiera per prevenire e gestire l’invenduto. Una particolare attenzione è dedicata alla riparazione e al riutilizzo per estendere la vita utile dei prodotti e creare nuove forme di valore all’interno del sistema della moda.
La collaborazione lungo la filiera è centrale per la transizione verso la circolarità. Invece di concentrarsi su soluzioni isolate, il M4CF sta esplorando come collegare la conoscenza, l’esperienza e le pratiche esistenti per sostenere un approccio più sistemico.
Scopri di più sull’evento presso il Parlamento europeo.
Cos’è il M4CF?
Il M4CF è una comunità collaborativa scientifica e tecnologica del Sustainability Lab della SDA Bocconi School of Management, che coinvolge aziende leader del settore della moda e gli stakeholder della relativa filiera. Il M4CF condivide le migliori pratiche della moda circolare, promuove le competenze tecniche, gestionali e scientifiche e contribuisce alla transizione verso modelli di business circolari. Siamo orgogliosi di essere partner di questo progetto fin dal suo lancio.

Le consultazioni del JRC sulla durabilità, la riciclabilità e la produzione di rifiuti per l’ecodesign
Nel 2026, il M4CF ha partecipato alle consultazioni del Joint Research Centre (JRC), il centro comune di ricerca della Commissione europea. I principali argomenti discussi durante queste consultazioni comprendevano la durabilità, la riparabilità e la produzione di rifiuti. Inoltre, lo studio del JRC sul Digital Product Passport (DPP), il passaporto digitale del prodotto, si è concentrato sulla riciclabilità e sul contenuto riciclato.
Durabilità
I criteri di durabilità dovrebbero variare in base alle caratteristiche tecniche e funzionali di ogni prodotto e di ogni materiale, nonché all’uso previsto. È cruciale evitare l’applicazione di criteri uniformi nei settori tessili e calzaturieri. Inoltre, sono necessarie campagne istituzionali per aumentare la consapevolezza dei consumatori e che dovrebbero coinvolgere attivamente le aziende. Le parti non tessili dei prodotti devono essere valutate in base alla loro funzionalità, per garantire che mantengano le prestazioni nel tempo.
Riparabilità
Il M4CF suggerisce di aggiornare i requisiti tecnici previsti dalla normativa sull’ecodesign dell’Unione europea (Ecodesign for Sustainable Products Regulation, ESPR) per promuovere le pratiche di riparazione e fornire strumenti di supporto. Si consiglia di costruire una rete nazionale di organizzazioni e centri di riparazione, sostenuta da punti di raccolta accessibili nei centri commerciali e nelle catene di negozi. Questo offrirebbe ai consumatori un accesso semplice, rapido e intuitivo e aiuterebbe a evitare che il ricambio del prodotto diventasse la scelta predefinita. Anche i brand dovrebbero fornire le informazioni utili per la riparazione a casa. Queste informazioni dovrebbero essere condivise tramite un sistema trasparente ed efficiente, senza dettagli eccessivi né poco pratici.
Produzione di rifiuti
La classificazione di alcuni rifiuti industriali come sottoprodotti faciliterebbe il riutilizzo e il riciclo. Il settore richiede previsioni più accurate e sistemi di raccolta dei rifiuti post-industriali più efficienti. Nella normativa che vieta la distruzione dei prodotti invenduti, il termine “prodotto di consumo invenduto” è definito come “il prodotto di consumo non venduto, incluse le eccedenze, le scorte in eccesso, le rimanenze di magazzino e i prodotti restituiti dal consumatore in virtù del diritto di recesso”. Sarebbe opportuno chiarire la definizione di prodotti “invenduti”, in particolare per escludere le giacenze di magazzino. Inoltre, per quanto riguarda i resi, vi sono margini di miglioramento nell’incentivare comportamenti responsabili da parte dei consumatori.
Riciclabilità e contenuto riciclato
Il concetto di riciclabilità richiede ulteriori chiarimenti. Il punteggio di prontezza proposto, che misura quanto un’azienda sia pronta ad adottare un modello circolare, non tiene adeguatamente conto dei costi di implementazione e di certificazione. Inoltre, il termine “origine del contenuto riciclato” richiede ulteriori precisazioni, in particolare in merito alla tracciabilità del contenuto riciclato post-consumo e alla distinzione tra fonti post-industriali, pre-consumo e post-consumo. Tale distinzione è fondamentale anche per affrontare e valutare efficacemente il riciclo a ciclo chiuso.

