R&D

La nostra strada per l’approvvigionamento di cotone 100% rigenerativo

.
Share on Email Share on Facebook Share on Twitter

Il miglioramento delle fibre che utilizziamo è tra i nostri principali punti di attenzione per il 2026. Con miglioramento, intendiamo non solo la qualità delle nostre materie prime, ma anche il loro impatto sul pianeta e sulle comunità che le raccolgono, producono, lavorano e, infine, indossano. Il cotone è l’ingrediente più importante nel settore del denim e, per questo, i nostri sforzi si concentrano soprattutto su di esso. Vediamo come.


L’impatto del cotone sul nostro pianeta


Il cotone è la fibra naturale più diffusa al mondo. Secondo le Nazioni Unite, il 2,5% di tutti i terreni coltivabili è occupato dal cotone, che richiede annualmente duecentomila tonnellate di pesticidi e otto milioni di tonnellate di fertilizzanti, rispettivamente il 16% e il 4% di quelli utilizzati a livello globale. L’agricoltura intensiva prevede infatti di intensificare e meccanizzare le attività agricole per massimizzare i rendimenti dei terreni, anche attraverso l’uso di insetticidi e pesticidi, che mettono a rischio di estinzione il 40% delle specie di insetti.


Oltre all’uccisione della fauna, tra le altre conseguenze dell’agricoltura intensiva rientrano l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, la deforestazione di vaste aree, la comparsa di nuovi parassiti, la distruzione della biodiversità e degli habitat naturali, l’erosione e l’impoverimento del suolo e l’aumento del rischio di inondazioni.


Per arginare queste problematiche, negli ultimi anni si sono diffuse tecniche agricole più attente al pianeta, come quelle rigenerative e organiche. Secondo il report 2025 di Textile Exchange, il 34% del cotone prodotto tra il 2023 e il 2024 è stato coltivato seguendo gli standard di programmi che promuovono l’uso di metodi più responsabili, come Better Cotton o iniziative equivalenti (23%) e regenagri® (4%). Solo circa l’1% del cotone prodotto nel 2024 proveniva invece dal riciclo delle fibre.




Il nostro impegno per un futuro del denim rigenerativo e rigenerato


I dati che abbiamo appena visto ci fanno facilmente capire quanto sia fondamentale ridurre l’impatto della coltivazione del cotone sul pianeta. Per questo motivo, siamo già da anni impegnati nel sostegno di iniziative per un’agricoltura più responsabile, ma nel 2026 abbiamo deciso di rafforzarlo ulteriormente. Abbiamo infatti avviato una transizione con cui speriamo di arrivare ad approvvigionarci esclusivamente di cotone e di filati rigenerativi entro la fine dell’anno. Manterremo comunque nella nostra offerta una quota di organico e continueremo a concentrarci sull’incremento dell’uso del cotone riciclato (rigenerato), grazie a partner specializzati nella raccolta e nella rifilatura di queste fibre.


Nel 2021 siamo stati i primi produttori di denim a ottenere la certificazione regenagri® Chain of Custody. Questo standard per i prodotti tessili è pensato per le organizzazioni che vendono, acquistano, trattano o producono materiali certificati da regenagri®. Questo modello richiede la certificazione di tutta la catena, dagli agricoltori al prodotto finito, per garantire la piena tracciabilità. I prodotti certificati secondo lo standard regenagri® devono contenere almeno il 40% di fibre rigenerative.


Abbiamo scelto di lavorare con regenagri® perché è stato il primo programma ad agire concretamente a sostegno dell’agricoltura rigenerativa. Apprezziamo la solidità degli standard, i sistemi di verifica delle terze parti e, di conseguenza, la forte tracciabilità. Inoltre, questa iniziativa promuove il miglioramento continuo anziché il mantenimento dello status quo, fornendo una soluzione completa per le aziende agricole e le organizzazioni che desiderano adottare lo standard, adattandolo alle loro esigenze specifiche.


I vantaggi dell’agricoltura rigenerativa


Mentre l’agricoltura organica si focalizza maggiormente sui processi, quella rigenerativa si definisce al meglio per i suoi risultati. Il suo obiettivo principale è ripristinare le funzioni naturali del pianeta, migliorare la salute del suolo e riequilibrare gli ecosistemi. Inoltre, le pratiche non sono standardizzate in tutto il mondo, ma tengono conto delle proprietà del suolo, delle dinamiche biologiche e del clima. Per questi motivi, crediamo che l’agricoltura rigenerativa abbia il potenziale di essere scalabile e, di conseguenza, di generare grandi benefici ambientali e di assicurare la stabilità finanziaria di tutti gli attori coinvolti.


Nonostante le pratiche agricole possano variare a seconda delle specificità dell’area, alcune delle più comuni includono le coperture vegetali per proteggere e arricchire il suolo, la rotazione delle colture per mantenere o migliorare la fertilità dei terreni e la riduzione o l’assenza dell’aratura meccanica nei campi per evitare di uccidere i microrganismi benefici per la salute del suolo.


Inoltre, i terreni sani riducono l’erosione del suolo, richiedono meno acqua, rispondono meglio sia alla siccità sia alle alluvioni, immagazzinano più CO2 nel sottosuolo e garantiscono migliori rese ai coltivatori. Anche le piante sono più forti e in salute; di conseguenza, resistono meglio alle erbacce e ai parassiti e hanno meno bisogno dei fertilizzanti chimici. Tutto questo porta a una maggiore biodiversità sia sopra che sotto il suolo, a una maggiore profittabilità finanziaria, a una diminuzione delle emissioni di gas serra, alla mitigazione del cambiamento climatico e al miglioramento dei cicli di idrogeno, carbonio e sostanze nutritive.


Se vuoi saperne di più, visita la nostra pagina su Cotton Evolution.



Potrebbe interessarti anche