Se hai già sentito che i jeans sono nati in Europa, ma hai ancora qualche domanda, sei nel posto giusto! Nonostante il capo finito sia stato inventato negli Stati Uniti, il tessuto risale all’Europa medievale, dov’era conosciuto come fustagno. Città come Genova, Nîmes e, più di recente, Chieri dichiarano di essere il luogo di origine di questo tessuto, quindi facciamo chiarezza sulla storia dei jeans.
Cronologia degli eventi principali nella storia dei jeans
| 1144 | I catari arrivano in Italia, diffondendo la loro conoscenza della coltivazione del guado. |
| 1156 | La parola “cotone” compare per la prima volta in un privilegio genovese relativo all’importazione del cotone siciliano. |
| 1255 | Alcuni statuti marittimi veneziani indicano che le vele sono fatte di fustagno. |
| 1347 | La tessitura del fustagno viene avviata a Chieri. |
| 1419 | Chieri approva un regolamento sull’uso del guado. |
| 1482 | A Chieri nasce ufficialmente l’Arte del fustagno. |
| 1495 | Leonardo da Vinci disegna il primo telaio meccanico. |
| 1498 | Vasco da Gama apre una nuova rotta marittima per l’India, facilitando l’importazione dell’indaco. |
| Dal 1538 alla fine del XVII secolo | Teramo Piaggio e altri artisti genovesi realizzano i Teli della Passione. |
| XVI secolo | La parola “jeans” inizia a comparire negli inventari inglesi in riferimento al fustagno importato da Genova. |
| XVII secolo | Il Maestro della tela jeans dipinge figure che indossano fustagno blu. |
| 1733 | John Kay brevetta la navetta volante. |
| XVIII secolo | Le statuine del presepe vengono vestite con fustagno blu. |
| 1860 | Garibaldi indossa pantaloni in fustagno blu durante lo sbarco a Marsala. |
| 1865 | Adolf von Baeyer inizia a sintetizzare l’indaco. |
| 1873 | Levi Strauss e Jacob Davis brevettano i blue jeans. |
| 1934 | Levi’s® lancia il primo paio di jeans da donna. |
| 1939 | John Wayne indossa i jeans nel film “Ombre rosse”. |
| 1953 | Marlon Brando indossa i jeans nel film “Il selvaggio”. |
| 1955 | James Dean indossa i jeans nel film “Gioventù bruciata”. |
| 1972 | Kurabo lancia il primo tessuto denim cimosato realizzato in Giappone. |
| 1976 | Calvin Klein porta in passerella per la prima volta i jeans. |
| 1999 | Il New York Times dichiara i Levi’s® 501® il “capo del XX secolo”. |
L’arte della tessitura del cotone nel Nord Italia
Dopo la caduta dell’impero romano, la tessitura in Europa era gestita principalmente da famiglie e da piccole imprese. Solo nel XII secolo questa arte iniziò a svilupparsi parallelamente alle attività agricole, le più diffuse sul continente. Ciò permetteva agli agricoltori di ottenere un reddito integrativo nelle stagioni meno fertili.
Contemporaneamente, la coltivazione del cotone si diffuse dall’India in tutto il mondo islamico tra l’VIII e l’XI secolo. I progressi nelle tecnologie produttive, insieme alla crescita del commercio e delle città, trasformarono il cotone da prodotto di lusso in una commodity quotidiana, con approvvigionamento regolare. Le prime prove dell’uso della parola “cotone” in Italia risalgono a un privilegio genovese del 1156 per l’importazione del cotone dalla Sicilia, dove gli arabi avevano introdotto la sua coltivazione tra il IX e il X secolo. Venne menzionato come “cutto”, derivato dal termine arabo “qutun”.
Gli avanguardistici porti di Venezia e di Genova, il Po e gli altri fiumi e i passi alpini costituivano uno snodo commerciale cruciale per collegare il bacino del Mediterraneo al resto dell’Europa. Venezia istituì due spedizioni annuali verso est, con navi di grande tonnellaggio, per importare cotone di alta qualità. Tutti questi fattori contribuirono in modo significativo alla nascita di un fiorente settore cotoniero nel Nord Italia, in particolare nelle affollate città della Pianura Padana, già rinomate come centri di produzione di stoffe di lana.
La crescita del commercio di fustagno
L’industria cotoniera nel Nord Italia era caratterizzata da una complessa rete di lavoratori urbani e rurali, con divisioni regionali nelle attività quali la filatura, la tessitura e la tintoria. Dipendeva ampiamente dalla cooperazione tra le corporazioni, gli ufficiali governativi e i mercanti internazionali per agevolare il commercio di materie prime semilavorate.
La domanda di tessuti in cotone crebbe rapidamente grazie al loro basso costo e alla loro versatilità. Questi prodotti erano disponibili sia nelle varianti esclusivamente in cotone sia in miscele di fibre, in diversi colori e motivi. La qualità e l’origine venivano garantite dai marchi registrati e dai sigilli delle corporazioni. Inoltre, il cotone era più facile da lavorare rispetto alla lana e alla canapa ed era anche più economico della lana. Un tipo di fustagno, realizzato con l’ordito di lino e la trama di cotone, emerse come uno dei tessuti più popolari nel Nord Italia. Il commercio del fustagno è ben documentato a partire dal XII secolo, sebbene non sia chiaro se fosse prodotto localmente o importato. Alcuni documenti italiani del IX e del X secolo si riferivano comunque già al fustagno come a un panno di cotone.
La produzione cotoniera nel Nord Italia raggiunse il suo apice intorno al 1300, in particolare a Milano, che divenne famosa per i suoi pregiati fustagni. Tra il 1338 e il 1347, Milano dovette però affrontare una profonda crisi, quando il mercato tedesco, il suo principale importatore, iniziò a produrre i propri tessuti, diventando non solo autosufficiente, ma entrando addirittura in concorrenza con la città lombarda. Nei secoli successivi, Milano riguadagnò un vantaggio competitivo nella produzione di tessuti di alta qualità grazie ai migliori processi di tintoria e finissaggio, mantenendo, insieme a Cremona, il monopolio sulle stoffe più raffinate.
L’espansione del settore cotoniero nell’Europa centrale saturò infine il mercato, mettendo sotto pressione i prezzi delle materie prime. L’intera situazione si rivelò però favorevole a Chieri.

A. Pittaluga, Facchino da carbone del Ponte Spinola a Genova, Duché de Gênes, Parigi.
La conoscenza della tintura col guado
Nel 1144 i catari arrivarono in Italia dopo la fuga dalla Francia, dove erano fortemente perseguitati dalla Chiesa cattolica. Il catarismo era un movimento cristiano dualista o gnostico, diffuso nel sud dell’Europa tra il XII e il XIV secolo e considerato eretico. In Italia, questa dottrina era però più tollerata e i catari si stabilirono principalmente nelle città di Chieri e di Milano. Essi portarono nell’area i loro usi e la loro cultura, compresa la conoscenza tradizionale della coltivazione del guado, da cui estraevano una tintura blu usata per colorare alcuni tipi di fustagno.
La parola “guado”, o “gualdo”, deriva dal latino basso medievale “gualdum”. Questa pianta veniva utilizzata per tingere già nel 9000 a.C., come testimoniato dai reperti di Çatal Höyük, in Turchia, ed era usata anche dagli antichi egizi, greci e romani. Nel Medioevo, il guado divenne popolare in tutta Europa, in particolare a Chieri, come testimoniato da diversi elementi. Innanzitutto, nella città esistono ancora via del Gualdo e via della Gualderia, dove si trovavano diverse tintorie. L’ultima, la Tintoria Parigi, chiuse a metà del XX secolo. Inoltre, esiste una regolamentazione del guado risalente al 1419. Infine, c’è una prova delle quantità di questo pigmento vendute o scambiate con gli operatori tessili di diverse regioni.

Dal guado all’indaco
Nel 1498, Vasco da Gama scoprì una nuova rotta marittima tra l’Europa e l’India, che agevolò l’importazione dell’indaco nel Vecchio Continente. L’indaco era già conosciuto fin dai tempi antichi nel bacino del Mediterraneo e veniva utilizzato da egizi, greci e romani. Il termine “indaco” deriva proprio dal latino “indicum”, che significa “dall’India”. Prima della scoperta della nuova rotta, l’indaco era però raro in Europa a causa del suo elevato costo di trasporto.
L’indaco viene estratto dalle foglie fermentate delle piante di Indigofera e produce un pigmento simile al guado ma più concentrato, offrendo vantaggi economici superiori. Inoltre, l’indaco si rivelò più adatto alle fibre come il cotone e il lino. Il declino nella produzione del guado fu comunque graduale, poiché i tintori continuarono a usare entrambi i pigmenti per lungo tempo: il guado per la tintura iniziale e l’indaco per rendere il colore più brillante. Tra il XVI e il XVII secolo, i produttori di guado si sentivano così in pericolo per l’avvento dell’indaco che provarono a impedirne la diffusione, arrivando a chiamarlo la “tintura del diavolo” e minacciando di morte chi lo utilizzava.
Curiosità: Leonardo da Vinci ideò il primo telaio meccanico
Nel 1495, mentre era al servizio della famiglia Sforza a Milano, Leonardo da Vinci fu il primo ad abbozzare un telaio meccanico e una navetta automatica che non richiedeva di essere azionata manualmente. Questi disegni si trovano ora a pagina 985 del “Codice atlantico”.
I telai meccanici furono però realizzati effettivamente più di duecento anni dopo, durante la rivoluzione industriale in Gran Bretagna. Nel 1733, John Kay sviluppò le idee di Leonardo e brevettò la navetta volante, azionata automaticamente da un battitore. Questa invenzione accelerò il processo di tessitura e permise di produrre tessuti più grandi rispetto a quelli realizzati con la navetta manuale.
A proposito del fustagno blu
Alla fine del XV secolo, la tessitura di un fustagno tinto con il guado era una delle principali attività economiche di Chieri. Pare che questo tessuto venisse venduto ai camalli del porto di Genova, che inizialmente lo usavano per coprire la merce e per produrre le vele. Le vele in fustagno sono menzionate anche negli statuti marittimi veneziani del 1255. Nel XVI secolo, iniziarono però a utilizzarlo anche per produrre abbigliamento da lavoro resistente.
Secondo un manoscritto rinvenuto nel 1945 sulle tecniche e sull’arte del fustagno, Chieri era in concorrenza con la città francese di Nîmes nella produzione del fustagno blu nel corso del XV secolo. Il termine “denim” deriva proprio da “de Nîmes”, in riferimento al tessuto prodotto nella città. Serge de Nîmes era un twill tinto con il guado, originariamente in lana, in seguito mischiata a cotone e canapa. Al contrario del denim che conosciamo oggi, che ha una costruzione 3x1 con i filati blu nell’ordito, il fustagno aveva un’armatura 2x1 con i filati blu nella trama. Ogni città seguiva le proprie regole per produrre il fustagno, che poteva essere realizzato in cotone, canapa, lino o lana e presentare vari colori.
Il fustagno blu è il vero antenato del tessuto jeans che usiamo oggi, evolutosi da un tessuto con l’ordito blu e la trama bianca, spedito da Genova a Londra nel XVII secolo. Genova divenne infatti un importante luogo di raccolta dei fustagni destinati all’esportazione, alcuni dei quali raggiunsero gli Stati Uniti. Questo tessuto divenne noto come “bleu de Gênes”, il termine francese per “blu di Genova”, che alla fine diede origine al termine “blue jeans”. Approfondiremo ulteriormente il ruolo di Chieri e di Genova, nonché l’arrivo del denim negli Stati Uniti, nei prossimi capitoli della storia dei jeans.
