Il cotone è la fibra più utilizzata nel settore tessile. Non tutto il cotone è però uguale, e il tipo di fibra influisce sulla qualità e sulla durabilità dei prodotti finali. Inoltre, le crescenti preoccupazioni ambientali stanno portando a privilegiare pratiche sostenibili a basso impatto rispetto a quelle convenzionali. Vediamo qual è il cotone migliore per il denim.
Cotone a fibra lunga vs cotone a fibra corta
La mano di un tessuto in cotone è fortemente influenzata dalla lunghezza delle fibre, che incide profondamente sulla qualità, sulla resistenza e sulla morbidezza di questa materia prima. Tipicamente, il cotone viene suddiviso in tre categorie: a fibra corta, a fibra lunga o a fibra extra-lunga.
Il cotone a fibra corta è la tipologia più diffusa ed è principalmente utilizzata per i prodotti basici di uso quotidiano. La varietà più comune di cotone a fibra corta è il cotone Upland (Gossypium hirsutum), che produce fibre adatte alla produzione di filati spessi. Questi filati richiedono poca manutenzione, ma sono abbastanza resistenti da poter essere usati tutti i giorni. Secondo Yara North America, circa il 90% del cotone destinato all’uso commerciale è oggi di tipo Upland.
Il cotone diventa più soffice e setoso man mano che la lunghezza delle fibre aumenta. Per questo motivo, il cotone a fibra lunga è spesso impiegato per produrre lenzuola, asciugamani e altri prodotti di alta qualità. Nel processo di filatura e di tessitura, le fibre più lunghe producono una superficie più levigata, poiché ci sono meno parti finali esposte.
I prodotti in cotone di più alta qualità vengono realizzati con cotone a fibra extra-lunga, come il cotone Pima (Gossypium barbadense). Questo tipo di cotone produce fibre extra-lunghe ed è più difficile da coltivare, il che lo rende meno diffuso rispetto alle piante che producono cotone a fibra corta o a fibra lunga. Le fibre più lunghe producono filati più sottili, che possono essere lavorati per ottenere prodotti tessili più morbidi, soffici e splendenti.
È importante ricordare che i nomi Upland e Pima si riferiscono al cotone statunitense. Il cotone, però, può essere classificato anche in base alla sua origine geografica. Per esempio, il cotone messicano ha generalmente le caratteristiche del cotone Upland, mentre il cotone egiziano fa anch’esso parte della specie Gossypium barbadense, ma è coltivato nel delta del Nilo.

Le varietà di cotone utilizzate per il denim
Il cotone Upland è stato per molto tempo la scelta preferita nel settore del denim, poiché è meno costoso del cotone a fibra lunga, ma abbastanza resistente per le attività quotidiane usuranti. Quando il denim era principalmente un tessuto da lavoro, la durabilità e la facilità di movimento erano le qualità più ricercate, mentre la morbidezza della mano non era una priorità.
Come molti altri elementi del denim, anche la scelta di cotone di qualità medio-bassa può essere considerata un retaggio del fustagno genovese. Nel Medioevo, l’Italia divenne un centro nevralgico per le importazioni dall’oriente, con i carichi che arrivavano negli avanguardistici porti di Venezia e di Genova a supporto della fiorente manifattura tessile del Nord Italia e di tutta l’Europa. Venezia importava storicamente cotone di prima qualità per la raffinata produzione tessile urbana, mentre le varietà di minore qualità provenienti dalla Turchia, dalla Sicilia e da Malta arrivavano a Genova. Queste varietà venivano impiegate per la produzione su larga scala nelle aree rurali della Lombardia, del Piemonte e della Liguria. I mercanti genovesi avviarono distretti di tessitura del cotone nella zona per produrre i pesanti tessuti blu esportati in Europa, che divennero noti come “blue jeans”, un termine derivato da “bleu de Gênes”, ovvero “blu di Genova”.
Sappiamo che il denim oggi non è più soltanto un tessuto da lavoro durevole. Quando i jeans sono entrati nel regno della moda premium, anche il cotone a fibra più lunga è stato introdotto nel settore per produrre tessuti sempre durevoli, ma con una mano più soffice. Infatti, il denim premium unisce materiali di alta qualità, estetiche autentiche e prestazioni superiori.
Qualità e durabilità del cotone
Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che le fibre più lunghe tendono a produrre filati di alta qualità, morbidi e resistenti, adatti a prodotti tessili sofisticati e durevoli. Generalmente, le fibre più lunghe producono filati più uniformi e, di conseguenza, tessuti più lisci, che mantengono la loro bellezza e la loro mano anche dopo un uso prolungato o molti lavaggi.
Comunque, è importante sottolineare che la qualità e la durabilità non dipendono soltanto dal tipo di cotone utilizzato, ma anche dalle tecniche di produzione, come il metodo di filatura, la densità e il tipo di tessitura e i trattamenti di finissaggio. Inoltre, la longevità complessiva di un tessuto è fortemente influenzata dalla cura del capo.

Approvvigionamento sostenibile di cotone
La produzione convenzionale di cotone può essere dannosa per le persone e per l’ambiente, poiché spesso richiede grandi quantità di fertilizzanti e pesticidi. La crescente attenzione a queste problematiche sta portando i programmi alternativi, che offrono benefici ambientali e sociali, a conquistare una quota di mercato maggiore. Secondo i dati condivisi dai produttori con Textile Exchange relativi alla stagione 2023-2024, queste varietà di cotone alternative rappresentano circa il 34% della produzione globale di cotone.
Il cotone organico è uno degli esempi più noti di queste fibre preferibili. Il suo obiettivo principale è eliminare le sostanze chimiche nocive e gli organismi geneticamente modificati (OGM) dall’agricoltura, con attenzione anche al miglioramento della salute del suolo e al rispetto dei diritti umani lungo l’intera filiera. Nonostante l’agricoltura organica miri a lavorare in armonia con la natura ed eliminare le sostanze tossiche, non evita necessariamente l’uso di altre pratiche agricole dannose, come l’aratura. Le principali problematiche nell’adozione delle pratiche organiche riguardano però i severi standard normativi e il complesso processo di certificazione. Inoltre, gli standard organici sono uniformi in tutto il mondo, indipendentemente dalle differenze locali nelle condizioni del suolo.
Il cotone rigenerativo, invece, ha l’obiettivo di ripristinare le funzioni naturali del pianeta, migliorare la salute del suolo e riequilibrare gli ecosistemi, ma le sue pratiche tendono generalmente a essere orientate agli agricoltori e potrebbero variare a seconda delle regioni, tenendo conto di fattori come le proprietà del suolo, le condizioni biologiche e il clima. Alcune tecniche comuni includono le colture di copertura per proteggere e arricchire il suolo, la rotazione delle colture per mantenerne o incrementarne la fertilità e la minimizzazione o l’eliminazione dell’aratura meccanica per preservare i microrganismi benefici ed essenziali per la salute del suolo. I terreni sani aiutano a ridurre l’erosione, richiedono meno acqua e sono più resistenti alla siccità e alle alluvioni. Catturano anche più anidride carbonica nel sottosuolo e migliorano le rese per i coltivatori. Inoltre, piante più forti e sane producono generalmente fibre più forti e sane. Questi vantaggi portano a una maggiore biodiversità, a una redditività superiore, alla riduzione delle emissioni di gas serra, alla mitigazione del cambiamento climatico e a migliori cicli di idrogeno, di carbonio e di nutrienti.
Di conseguenza, la principale differenza tra l’agricoltura organica e quella rigenerativa è che le pratiche organiche si basano su processi rigorosi, mentre quelle rigenerative si definiscono al meglio in base ai risultati. È però importante sottolineare che questi due standard non sono in competizione tra loro, ma possono essere combinati per ottenere benefici aggiuntivi.

