Storia

Il jeans e la sua storia, parte 2: il successo del fustagno in Inghilterra

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Immagina di essere nell’affollato porto di Londra del XVI secolo. Stanno arrivando da Genova navi cariche di tessuti per inondare il mercato del loro brillante fustagno blu, divenuto molto popolare di recente. Lo chiami “jeans”, storpiando il nome della sua città d’origine, dove questo tessuto ha attirato l’attenzione anche di artisti e artigiani rinomati. Vediamo come il fustagno tinto con l’indaco ha influenzato il settore tessile europeo nei secoli XVI e XVII.


Il ruolo di Chieri


Nel capitolo precedente abbiamo visto che Chieri è tra le città che rivendicano di essere il luogo di nascita dei jeans. La produzione di fustagno venne ufficialmente avviata nella città nel 1347. Una denuncia dei propri beni fiscali del 1366 indica inoltre la presenza di un maestro fustaniere a Chieri nella seconda metà del XIV secolo. Inoltre, i maestri fustanieri di Chieri sono menzionati in un documento torinese del 1403. Una corporazione per proteggere questa arte non fu però istituita fino al 1482, quando il duca di Savoia la riconobbe, molto più tardi rispetto alla creazione di corporazioni simili in altre città d’Italia, avvenuta nei secoli precedenti. L’Arte del fustagno di Chieri nacque dall’esigenza degli imprenditori di adeguare le pratiche manifatturiere a uno standard condiviso, per rispondere efficacemente alla domanda di mercato e alla crescente concorrenza.


Prima dell’avvento della produzione del fustagno di Chieri, questo tessuto veniva realizzato principalmente a Milano e in altri distretti tessili circostanti. Però, la crisi produttiva milanese del 1338-1347 e la capacità di Chieri di negoziare patti commerciali vantaggiosi, con privilegi ed esenzioni dai pedaggi lungo la strada che collegava il Piemonte all’Europa centrale, permisero alla produzione tessile di prosperare nella città piemontese. Ma soprattutto, Chieri riuscì meglio a interpretare i bisogni del mercato, producendo tessuti di qualità medio-bassa a costi contenuti per un’ampia fetta della popolazione.


Il fustagno di Chieri si distingueva per la qualità della fibra, la tecnica di tessitura e la costruzione diagonale. Nonostante non vi siano informazioni specifiche sulle prime versioni, sappiamo che il fustagno chierese del XVII secolo presentava una saia da tre. La città produceva diversi tipi di fustagno: “fustanei albi”, quelli bianchi e più pregiati; “fustanei albi et crudi”, crudi e non imbiancati; “fustanei leviu”, leggeri ed economici; “fustanei forti”, pesanti e di buona qualità; “fustaneis magne sortis”, di prima qualità; “fustanei mediocri” o “mezani”, di media qualità; “fustanei nigri”, tinti con il guado.


Chieri mantenne il primato della produzione tessile in Piemonte fino al 1712, in quanto unico centro della regione in grado di lavorare il cotone grezzo e i filati. Il suo declino iniziò con la costituzione di altri distretti per la tessitura nella zona e con l’incapacità della città di modernizzare le proprie attività.



A. Pittaluga, Facchini di Bergamo al porto di Genova, Duché de Gênes, Parigi.


Alcuni dati sulla produzione di fustagno di Chieri


I lavoratori tessili di Chieri trasformavano i filati in tessuti. Al contempo, i mercanti potevano contare su una forza lavoro flessibile, poiché l’agricoltura rimaneva la principale attività della città. Le attività agricole garantivano la sussistenza dei lavoratori, mentre quelle tessili offrivano un reddito integrativo nei periodi in cui gli impegni agricoli erano ridotti. I dati indicano che, nella seconda metà del XVI secolo, solo il 4% dei tessitori chieresi erano professionisti. I tessitori specializzati erano lavoratori a tempo pieno, perlopiù forestieri; per quanto riguardava il fustagno, venivano chiamati da Milano. Inoltre, alcuni erano lavoratori stagionali, che sostituivano la forza lavoro locale quando era impegnata nei campi. 


Lo storico Luciano Allegra stima che Chieri producesse tra cinquantamila e sessantamila pezze di fustagno, il che suggerisce che la città impiegasse tra i millecinquecento e i milleottocento tessitori, più della metà della forza lavoro urbana. Altre fonti suggeriscono che nel 1560 la produzione annuale di fustagno di Chieri raggiungesse centomila pezze, un dato paragonabile a quello di Ulm dello stesso periodo. Circa seimila o settemila balle di questo fustagno venivano esportate ogni anno dal porto di Genova. Nel XVI secolo, il fustagno piemontese veniva venduto a Lione a poco più della metà del prezzo dei prodotti tessili cotonieri tedeschi. Vale però la pena notare che non fu un’impresa facile avviare una simile attività, dipendente dall’importazione di materie prime dai territori oltremare e priva di un mercato interno stabile, il che richiedeva il posizionamento dei prodotti su mercati europei altamente competitivi.


L’importazione di cotone


Storicamente, Venezia importava cotone di prima qualità per sostenere la limitata produzione tessile urbana di pregiati tessuti. Al contrario, a Genova arrivava il cotone di qualità inferiore dalla Turchia, dalla Sicilia e da Malta per sostenere la produzione rurale, agevolando l’emergere di nuovi centri di produzione tessile cotoniera nelle campagne della Lombardia e della Savoia nel XV secolo. Intanto, i mercanti genovesi crearono distretti di tessitura del cotone in Piemonte e in Liguria. Quest’area divenne nota per la produzione di tessuti pesanti in cotone economico importato dal porto di Genova e in lino e canapa locali.


Nel XVI secolo, sia i raffinati tessuti di Milano e di Cremona sia il fustagno economico prodotto in Lombardia e nella zona di Genova, famosa per i suoi pesanti tessuti in jeans, iniziarono a guadagnare terreno a nord delle Alpi. Questi tessuti erano i diretti concorrenti del fustagno tedesco e di altri centri emergenti in tutta Europa, che cercavano di imitare lo stile raffinato dei tessuti italiani. Inoltre, grandi quantità di questi tessuti venivano spedite in Inghilterra e in Spagna, e una parte veniva poi esportata nel commercio transatlantico.



Camalli genovesi.


La nascita dei tessuti jeans


Nel XVI secolo, il fustagno genovese emerse in Europa per la sua qualità media, la durabilità e il prezzo contenuto. Queste caratteristiche vennero inizialmente viste come un indicatore del declino della manifattura locale, ma contribuirono invece al suo successo nel lungo termine. Questo tessuto era realizzato con filati di cotone e presentava un ordito tinto con l’indaco anziché con il più comune guado. Nonostante l’indaco fosse utilizzato a Genova già nel 1140, divenne ampiamente diffuso solo nella seconda metà del XVI secolo. Questo aumento nel suo utilizzo può essere attribuito all’espansione del commercio con i Paesi orientali, così come alla nuova rotta marittima aperta da Vasco da Gama. I marinai e i camalli usavano il fustagno per fabbricare le vele, coprire le merci e realizzare abbigliamento da lavoro quasi indistruttibile, funzionale ai loro bisogni. Il colore blu del tessuto aiutava a nascondere le macchie.


Già a partire dal XII secolo, l’Inghilterra divenne un importante centro del commercio del fustagno, trainato dalla continua crescita della domanda domestica di tessuti per l’uso quotidiano. Questa richiesta si impennò tra il XVI e il XVII secolo, con i tessuti di Genova e di Ulm che divennero particolarmente popolari. Nonostante i tessuti tedeschi fossero spesso considerati di qualità superiore, quelli di Genova erano più convenienti e sufficientemente resistenti da usare tutti i giorni, rendendoli la scelta preferita di molti consumatori. 


Le tecniche produttive del fustagno variavano a seconda delle città, portando i tessuti a essere chiamati in base al loro luogo di origine. Questi nomi, però, venivano spesso scritti male. Prima della fine del XVI secolo, termini come “jean” o “jeans”, talvolta declinati in “jeanes”, “geanes” o “jeane”, iniziarono a comparire negli inventari inglesi per identificare il fustagno importato da Genova. Per esempio, un inventario del 1577 di Thomas Pasmore da Richmond elenca due iarde di “whitt jeane”, mentre un inventario del 1578 annota diversi tipi popolari di fustagno in base alla loro provenienza, come “whit holme fustian” e “white holmes” da Ulm, “fustion in aples” da Napoli e “jeanes fustian” da Genova. Si pensa che la parola “jeans” derivi da una storpiatura del nome francese di Genova, “Gênes”. Quindi, quando senti il termine “blue jeans”, si riferisce a “bleu de Gênes”, ovvero al colore e al luogo di origine del tessuto.


La crescente domanda di fustagno in Inghilterra stimolò anche la produzione locale. All’inizio del XVII secolo, il fustagno genovese era leggermente più costoso dei tessuti prodotti in zone come il Lancashire, in particolare intorno a Manchester. Il fustagno genovese rimaneva però la migliore opzione per chi cercava un tessuto dall’aspetto gradevole e resistente a un prezzo accessibile. La sua popolarità divenne tale da far usare il suo nome a tutti i tessuti simili; non sono quelli di Genova. L’avvento della produzione di fustagno nel Lancashire rese popolare il tessuto jeans anche negli Stati Uniti, come vedremo più nel dettaglio nel terzo capitolo sulla storia dei jeans.


Curiosità: da dove viene il nome del fustagno?


L’origine esatta della parola “fustagno” è incerta. Ci sono però un paio di valide ipotesi che potrebbero spiegarla. La prima è la provenienza dall’aggettivo latino “fustaneum”, che si riferisce alla fibra utilizzata per produrre un tessuto specifico, cioè il cotone. Questo termine deriva da “fustis”, che significa “tronco” o “legno”. Fustagno potrebbe quindi significare qualcosa di simile ad “arbustivo”.


Un’altra teoria collega il termine ad al-Fustāt, il primo agglomerato urbano che avrebbe poi dato vita al Cairo. Si pensa che una stoffa prodotta con una particolare tecnica di tessitura venisse importata da quella zona. Al-Fustāt era un accampamento militare fondato dal generale Amr nel 641, durante il suo servizio al califfo Omar in Egitto, progettato per mantenere i soldati lontani dalle tentazioni di Alessandria. Il prestigio di una tenda eccezionale realizzata con questa stoffa potrebbe aver contribuito alla diffusione del termine.




Denim e arte


L’arte svolge un ruolo importante nell’aiutarci a comprendere il ruolo del fustagno blu nella società genovese. Tra il 1538 e la fine del XVII secolo, a Teramo Piaggio, insieme ai suoi collaboratori e ad altri artisti genovesi, fu commissionata una serie di tele per l’abbazia benedettina di San Nicolò del Boschetto, ora note come i Teli della Passione. Questi quattordici teli di lino, dipinti con la biacca, rappresentano la Passione di Cristo e venivano originariamente esposti durante le celebrazioni per la settimana santa. Oggi, si trovano al Museo diocesano di Genova. Una delle loro caratteristiche principali è lo sfondo blu, che ricorda il denim moderno, mentre lo stile venne influenzato da artisti come Raffaello e, ancor più, da Albrecht Dürer, le cui incisioni servirono da riferimento.


I tessuti blu appaiono inoltre nelle opere di diversi pittori fiamminghi, francesi, italiani e spagnoli. Le più famose rappresentazioni di abbigliamento simile al denim sono però quelle del XVII secolo di uno sconosciuto artista del Nord Italia, soprannominato il Maestro della tela jeans per i suoi dipinti distintivi. Ispirandosi ai colori scuri di Caravaggio, dipinse la vita umile quotidiana di diverse figure della zona, molte delle quali vestite con un tessuto blu scolorito in alcune aree, che ricorda i nostri jeans contemporanei.


Infine, le statuine del presepe, vestite con il fustagno genovese, risalgono alla seconda metà del XVIII secolo e raffigurano perlopiù pastori e mendicanti. Questi personaggi sono il più antico esempio di abiti simili al denim, anche se in miniatura, giunti fino a noi.



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