Storia

Il jeans e la sua storia, parte 3: l'invenzione dell’indaco sintetico e dei cinque tasche e il denim nel XX secolo

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Il XIX secolo fu molto importante per la storia dei jeans, segnata dall’invenzione dell’indaco sintetico e del capo rivettato. Dalla metà del XX secolo, i jeans fecero infine il salto da indumento da lavoro a capo prima da tempo libero e poi d’alta moda grazie alle maggiori icone del mondo del cinema e della musica.




La rivoluzione di Adolf von Baeyer del 1865


Il 1865 segnò una vera rivoluzione nei processi di tintura quando il chimico tedesco Adolf von Baeyer pose fine alla disputa tra il guado europeo e l’Indigofera asiatica creando l’indaco sintetico. Questa invenzione permise una maggiore diffusione dei tessuti colorati di blu.


I blue jeans brevettati da Levi Strauss e Jacob Davis


Negli stessi anni, un imprenditore tedesco emigrato a San Francisco, Levi Strauss, iniziò a vendere il tessuto jeans per fabbricare gli abiti da lavoro dei minatori, mentre il sarto di origine russa ma trapiantato a Reno, in Nevada, Jacob Davis, per far fronte all’ordine di un paio di pantaloni comodi e resistenti per un taglialegna nel 1871, creò il capo con rivetti che ancora oggi conosciamo.


L’idea di Davis di rinforzare i punti più deboli dei pantaloni con rivetti e doppie cuciture, creando un indumento indistruttibile, ebbe un grande successo e il sarto iniziò a ricevere moltissime richieste. Davis coinvolse quindi Strauss, che finanziò la realizzazione di una filiera produttiva a San Francisco. Il 20 maggio del 1873 i due depositarono il brevetto dei loro jeans e il termine “blue jeans” iniziò a identificare un tipo specifico di pantaloni, anziché un tessuto.


Di qualche decennio prima sono invece i celebri pantaloni di fustagno genovese realizzati nello stile tipico dei marinai e indossati da Giuseppe Garibaldi nel 1860, durante lo sbarco di Marsala e la guerra di Sicilia. Il capo è ora conservato al Museo centrale del Risorgimento di Roma.




L’evoluzione del jeans da abbigliamento da lavoro a simbolo identitario


Negli anni Trenta del XX secolo, i jeans venivano già indossati da attori popolari come John Wayne e Gary Cooper, mentre alcune famose attrici come Ginger Rogers e Carole Lombard provarono a convincere le donne a indossarli nel tempo libero. Fino alla Seconda guerra mondiale, i jeans rimasero però un abbigliamento quasi esclusivamente da lavoro. I cowboy avevano poi iniziato a usare il denim anche per creare giacche e camicie.


Fu solo negli anni Cinquanta che i jeans vennero definitivamente trasformati in un indumento per il tempo libero, evolvendosi in un simbolo identitario in diversi periodi storici. Indossati da icone come Marlon Brando, James Dean, Elvis Presley e Bob Dylan, i jeans conquistarono prima il mondo del cinema e della musica, per poi divenire l’oggetto del desiderio delle nuove generazioni, che iniziarono a usarli in tutto il mondo per manifestare la loro volontà di cambiamento e di trasgressione.


La conquista dell’alta moda: i jeans di Calvin Klein ed Elio Fiorucci


La moda fu l’ultimo settore ad accorgersi dell’alto potenziale dei jeans. Il primo a portarli in passerella fu Calvin Klein, nel 1976. In Italia, Elio Fiorucci fece scoprire il denim al settore dell’alta moda. Il suo brand fu il primo a creare, grazie all’elastam, quei jeans attillati che divennero uno dei capi più desiderati al mondo, in particolare tra le donne, e indussero altri stilisti, a partire da Giorgio Armani, a introdurre il denim nelle loro collezioni. Da allora, il denim è un elemento imprescindibile in ogni collezione dei più importanti brand globali.

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