La Transformers Foundation è una piattaforma e think tank dedicata alla filiera del denim, con un focus sull’etica e l’innovazione sostenibile nell’industria dei jeans. Alberto Candiani è uno dei fondatori della fondazione, e siamo orgogliosi di essere stati l’unico produttore italiano ad aver contribuito al loro recente report sul consumo idrico durante la tintura con l’indaco. Vediamo i risultati.
Perché un report sul consumo d’acqua nella tintura con l’indaco?
Tingere con l’indaco è un processo lungo e complesso, influenzato da reazioni chimiche e fisiche e da altri numerosi fattori, come la qualità e il tipo delle materie prime, i metodi di produzione e le condizioni ambientali (clima, umidità e qualità dell’acqua). Questa variabilità comporta forti differenze nei metodi di tintura da Paese a Paese, da un’azienda all’altra e persino da un giorno all’altro nella stessa fabbrica. Inoltre, si tratta di un processo profondamente legato alla tradizione e all’artigianalità, con ricette, condizioni e pratiche diverse da cultura a cultura.
Una delle sfide principali derivanti da questa complessità è la difficoltà nel verificare le dichiarazioni sul consumo d’acqua, aprendo la porta a potenziali casi di greenwashing. Per affrontare il problema, la Transformers Foundation ha realizzato il report intitolato “A Reference for Water Consumption During Indigo Dyeing.” Questo studio ha lo scopo di definire uno standard nel processo di tintura con l’indaco: cosa significa davvero sostenibilità, qual è il consumo medio attuale di acqua e quali valori debbano essere considerati eccessivi, indicando la necessità per un’azienda di aggiornare impianti e processi. Siamo orgogliosi di essere uno dei sette produttori di denim che hanno partecipato a questo studio.

I risultati
Le aziende coinvolte nello studio hanno registrato consumi simili nella fase di pre-tintura. Una maggiore variabilità si verifica invece nella fase di post-tintura, in particolare nei risciacqui e lavaggi, con alcune differenze tra la tintura a corda e quella a nastro.
Il report costituisce un punto di riferimento affidabile per valutare i produttori e la credibilità delle loro dichiarazioni. Fornisce inoltre indicazioni utili per adottare pratiche più sostenibili. I benchmark includono la costruzione base del tessuto, la tonalità, l’intensità del colore e l’effetto ring, con macchinari specifici (a corda e a nastro) come base di confronto. I parametri relativi alla chimica dell’indaco riguardano le tonalità e i metodi di applicazione del colorante. La ricerca dimostra inoltre che è possibile ridurre il consumo d’acqua nella tintura con l’indaco grazie a un approccio scientifico e basato sui dati.
Tintura a corda vs a nastro
La tintura a corda, introdotta nel 1915, e la tintura a nastro, introdotta nel 1970, sono i due principali metodi utilizzati per tingere i filati destinati alla produzione di denim. La loro principale differenza risiede nel modo in cui i filati vengono disposti durante il processo di tintura.
Nella tintura a corda, i filati vengono raggruppati in corde e poi tinti. Questo metodo è adatto per grandi volumi e genera pochissimi sprechi durante i cambi di lotto. Tuttavia, richiede più passaggi produttivi, poiché i fili devono essere riorganizzati su nuovi rocchetti, con conseguenti costi e tempi maggiori. Inoltre, è meno adatto per filati fini e delicati o per cambi frequenti di colore.
Al contrario, nella tintura a nastro i filati vengono distesi in forma di nastro continuo. Questo metodo è più efficiente, veloce ed economico, poiché integra i processi di tintura e fissaggio, risparmiando tempo, lavoro ed energia.

Qualche curiosità sulla tintura con l’indaco
Le piante di indaco vengono usate da secoli per tingere i tessuti. I più antichi tessuti tinti con indaco conosciuti risalgono a oltre 6.000 anni fa e sono stati scoperti in Perù. L’invenzione dell’indaco sintetico, alla fine del XIX secolo, ha reso questo colore più accessibile e ha semplificato il processo di tintura.
Secondo gli esperti, ogni anno vengono prodotti circa dai 3 ai 5 miliardi di capi in denim, che richiedono circa 66.000 tonnellate di indaco in polvere. Per essere utilizzato nella tintura, l’indaco in polvere deve essere “ridotto” (reso solubile in acqua). L’indaco pre-ridotto viene già trattato dal produttore di coloranti e arriva al reparto di tintoria in forma liquida pronta all’uso.
Il rapporto di indaco è determinato dalla quantità di colorante presente sul filato rispetto al suo peso. In genere, un indaco scuro ha un rapporto del 4% (4 g di indaco per 100 g di filato), una tonalità media ha un rapporto del 2,5% e le tonalità più chiare hanno un rapporto di circa 1,5%.
Leggi il report completo.

