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Il viaggio dei jeans riciclati

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Il denim riciclato è l’elemento chiave dei jeans circolari. Con i rifiuti tessili che si accumulano in tutto il mondo, trovare metodi più efficaci per riutilizzare i materiali è più importante che mai. In questo articolo ci immergeremo nelle problematiche dei modelli economici attuali, vedremo i pro e i contro dei sistemi di riciclo attuali e scopriremo alcune interessanti soluzioni di Candiani per promuovere l’economia circolare. Diamo un’occhiata più da vicino ai jeans riciclati!


Il problema del modello economico lineare


Lo sapevi che secondo il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, vengono buttate via circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili ogni anno? I dati del Boston Consulting Group (BCG) sono addirittura più allarmanti e parlano di 120 milioni di tonnellate di vestiti gettate nel 2024. L’Agenzia europea per l’ambiente dichiara però che solo intorno all’1% dei prodotti tessili usati viene riciclato ogni anno per ottenere nuove fibre: una percentuale davvero bassa!


Il problema del nostro attuale modo di produrre e consumare è la sua linearità: prendiamo le materie prime, le trasformiamo in prodotti che usiamo per un po’ e poi le buttiamo via. Questo modello si basa su materiali economici e su un elevato consumo di energia e incoraggia le aziende a pianificare l’obsolescenza. Alla fine, ci spinge a comprare continuamente nuove merci, creando problematiche ambientali e sociali significative.


Al contrario, l’economia circolare ruota attorno allo sfruttamento massimo dei materiali e alla riduzione dei rifiuti. Si concentra sul design di prodotti duraturi e promuove azioni come condividere, prestare, riutilizzare, riparare, rinnovare, rimodellare e riciclare. Il Parlamento europeo suggerisce che, adottando modelli circolari più efficaci, potremmo usare meno risorse naturali, proteggere il nostro ambiente, ridurre i rischi lungo la filiera e creare addirittura nuovi posti di lavoro, il tutto facendo risparmiare denaro ai consumatori.


Perché riciclare è importante per il settore del denim e per quello tessile?


Secondo Greenpeace, circa 2 miliardi di paia di jeans vengono prodotti ogni anno, generando molti rifiuti, tra cui le rimanenze di fibre, gli scarti di tessitura, gli articoli danneggiati e i jeans gettati. Uno studio del 2015 ha rilevato che si generano circa 2,16 milioni di tonnellate di rifiuti di denim all’anno.


Il cotone è l’ingrediente principale dei jeans e, secondo Wired, consumiamo circa 1,4 milioni di tonnellate di cotone grezzo all’anno per realizzarli. Secondo Textile Exchange, il cotone rappresentava circa il 19% del mercato delle fibre nel 2024, con una produzione mondiale stimata di 24,5 milioni di tonnellate. Il cotone riciclato, però, occupava solo 0,3 tonnellate, pari a circa l’1% della quantità totale.


Per questo motivo, è molto importante migliorare sia il processo di riciclo del denim sia i programmi più ampi di riciclo dei prodotti tessili. Stiamo perdendo troppe risorse che potrebbero essere riutilizzate. Secondo BCG, il valore annuale stimato dei rifiuti tessili è pari a 150 miliardi di dollari di materie prime che verranno semplicemente buttate via. Se potessimo recuperare anche solo un quarto di esse, potremmo pagare il materiale necessario per le trenta aziende di moda più grandi al mondo.




Rompere e ricostruire le fibre del denim


Quando si tratta del riciclo tessile, esistono due metodi principali: meccanico e chimico. Il riciclo meccanico funziona meglio per i tessuti con un solo tipo di fibra e prevede di tagliarli in pezzi più piccoli dopo aver rimosso cerniere e bottoni. Lo svantaggio è che queste fibre solitamente diventano più corte e più deboli, quindi le aziende le mischiano spesso con materie prime vergini più resistenti per rendere il prodotto finale più durevole.


Al contrario, il riciclo chimico può completamente rompere i tessuti nelle loro unità molecolari fondamentali, consentendo di ottenere nuovi filati senza comprometterne la qualità. Questo metodo può però essere utilizzato solo per i materiali sintetici, non per le fibre naturali come il cotone. Inoltre, il riciclo meccanico è meno costoso e più rodato, mentre quello chimico ha il potenziale per una migliore qualità, ma è ancora in fase di sviluppo e richiede una certa cura nel maneggiare le sostanze chimiche.


Il riciclo meccanico è ancora il metodo preferito nei settori del denim e del tessile, e riciclare i jeans 100% cotone è decisamente più facile rispetto ai tessuti sintetici. Ad ogni modo, nonostante il grande potenziale del riciclo tessile, ci sono ancora alcuni ostacoli che gli impediscono di prendere definitivamente piede.


Per iniziare, le fibre riciclate costano di solito di più rispetto alle materie prime vergini, perché i metodi produttivi più diffusi sono ottimizzati per queste ultime. Inoltre, persistono dubbi sulla qualità e sulla disponibilità delle fibre riciclate. Poi, i sistemi attuali semplicemente non riescono a stare al passo con tutti i rifiuti tessili che si accumulano; il modo in cui smistiamo i vestiti è stato progettato principalmente per la rivendita e si basa sul lavoro manuale. Questo rende difficile suddividere i prodotti e rimuovere in modo efficiente ciò che li contamina. Oltretutto, molti consumatori non sanno come smaltire correttamente il loro abbigliamento, il che non aiuta. Infine, non dimentichiamoci che molti tessuti contengono un misto di fibre naturali e sintetiche, che molti sistemi di riciclo non riescono a trattare efficacemente.


Scopri di più sul denim riciclato di Candiani e su dove trovarlo


Il riciclo è sempre stato una parte fondamentale del nostro approccio, insieme alla riduzione e al riutilizzo delle risorse, ancora prima che la sostenibilità fosse sulla bocca di tutti, quando si trattava di efficienza industriale. Di recente abbiamo fatto ulteriori passi avanti nel riutilizzo dei prodotti tessili, collaborando con partner fidati e specializzati nel riciclo tessile per realizzare filati riciclati, che incorporiamo nei nostri tessuti.


Nel 2019, abbiamo lanciato la linea ReGen, un tessuto riciclato che contiene scarti di cotone post-industriali e TENCEL™ x REFIBRA™, un mix di materiali di rimanenza come cotone e legno. La nostra collezione ReLast ha invece introdotto un elastomero riciclato preconsumo unico, contenente gli scarti della produzione di elastam, che è certificato secondo il Global Recycled Standard.


Attualmente, stiamo rafforzando l’utilizzo di cotone riciclato meccanicamente post-industriale e post-consumo (PCR). Il nostro programma PCR miscela le fibre riciclate ottenute da vecchi jeans con il nostro cotone proprietario Blue Seed, assicurando che il nostro denim riciclato sia di alta qualità e tracciabile. Inoltre, nel 2026, vogliamo portare la nostra gestione delle fibre al livello successivo. Per questo motivo, stiamo incrementando l’utilizzo del cotone riciclato post-industriale, derivato dall’inevitabile scarto generato durante la produzione del denim e dei jeans. Infatti, i tessuti a tutta altezza usati per il nostro Primo Jean contengono il 40% di cotone riciclato post-industriale, offrendoti un capo che non solo è bello e comodo, ma anche circolare.



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