Ogni anno, milioni di tonnellate di tessuti di cotone vengono prodotti e poi gettati. Solo una minuscola frazione riesce però a rientrare nel ciclo produttivo. Cosa succederebbe se potessimo trasformare i vecchi jeans e le rimanenze in qualcosa di nuovo? Qui arriva il cotone riciclato. Recuperando fibre dagli scarti tessili, il settore può ridurre la propria dipendenza dai materiali vergini e compiere un significativo passo verso una moda davvero circolare.
Cos’è il cotone riciclato?
Il cotone è la fibra naturale più diffusa al mondo. Secondo Textile Exchange, il cotone rappresentava circa il 19% del mercato globale delle fibre nel 2024, con approssimativamente 24,5 milioni di tonnellate prodotte. Tieni presente che le fibre naturali occupavano il 24% del mercato globale complessivo. Però, nonostante l’enorme quantità di prodotti tessili fatti di cotone e buttati ogni anno, solo 0,3 milioni di tonnellate di cotone riciclato sono state prodotte nel 2024. Questo indica che la quota di mercato del cotone riciclato è inferiore all’1%.
Il cotone riciclato o rigenerato può derivare da rifiuti post-industriali, preconsumo o post-consumo. Gli scarti post-industriali sono le fibre perse durante il processo produttivo. I rifiuti preconsumo includono i prodotti semifiniti, le rimanenze dei tagli e quelle di magazzino. Gli scarti post-consumo si riferiscono a capi e altri prodotti tessili venduti e usati.
La maggior parte del cotone riciclato proviene dagli scarti post-industriali e preconsumo, perché più semplici da raccogliere e dividere per colore, composizione e altre caratteristiche. Inoltre, le fibre di questi rifiuti sono tipicamente più forti, consentendo la produzione di filati riciclati di qualità superiore rispetto ai materiali post-consumo, spesso indeboliti dall’uso e dai trattamenti.

Perché è importante per il denim
Il cotone è l’ingrediente principale del settore del denim. Secondo quanto riportato da Greenpeace, circa 2 miliardi di paia di jeans sono prodotti ogni anno, richiedendo circa 1,4 milioni di tonnellate di cotone grezzo, come calcolato da Wired. Uno studio del 2015 di Luiken e Bouwhuis indica che 2,16 milioni di tonnellate di scarti in denim sono generati annualmente. Boston Consulting Group (BCG) afferma che, complessivamente, nel 2024 sono state gettate 120 milioni di tonnellate di vestiti.
Guardando questi numeri, risulta chiaro che migliorare i processi di riciclo nel settore del denim, ma anche nella più ampia industria tessile, è fondamentale. Di conseguenza, il denim in cotone riciclato, in linea con gli altri prodotti tessili rigenerati, sta diventando sempre più popolare come alternativa sostenibile per aiutare a ridurre gli scarti tessili e la domanda di materie prime vergini.
Per quanto riguarda gli scarti post-consumo, riciclare il denim 100% in cotone è molto più facile rispetto al riciclo dei tessuti elastici sintetici, perché i processi di riciclo meccanico sono ancora prevalenti e più efficaci per i tessuti con una sola fibra. I prodotti tessili devono essere suddivisi per colore e materiale, e le parti non tessili, come gli accessori in metallo, le cerniere e i bottoni, devono essere rimosse. I tessuti vengono poi triturati e le fibre vanno districate e allineate con un processo di cardatura prima di essere nuovamente filate.

Il ruolo di Candiani nell’economia circolare
Ci impegniamo a migliorare i modelli di moda circolare principalmente in due modi: utilizzando fibre riciclate o materiali biodegradabili e compostabili. Il primo approccio ha l’obiettivo di dare nuova vita ai rifiuti tessili, mentre il secondo assicura che i prodotti possano tornare alla natura con un impatto ambientale neutro o addirittura positivo.
Utilizziamo fibre riciclate sia post-industriali sia post-consumo (PCR). Il primo tipo ha origine dall’inevitabile scarto dell’impianto produttivo, mentre i nostri tessuti denim PCR sono realizzati con un programma unico e virtuoso basato su quattro pilastri:
- prossimità: il processo di riciclo avviene in un raggio di soli 60 km grazie a due fidati partner. Questo minimizza l’impronta ecologica del nostro denim. Humana People of People Italia raccoglie e pre-processa vecchi jeans, mentre Filatura Astro li riporta allo stato di fibra per creare i filati riciclati che noi incorporiamo nei nostri tessuti
- tracciabilità: ogni fase del processo è tracciabile, compresa la filiera di approvvigionamento del nostro cotone vergine proprietario Blue Seed, che usiamo per migliorare le performance delle fibre PCR
- circolarità: i rifiuti tessili sono trasformati in nuovi tessuti denim premium
- qualità: il nostro denim PCR trae beneficio dalle eccezionali qualiità del cotone Blue Seed, che offre resistenza, durabilità e una mano superiore alle fibre riciclate
Al contrario del cotone PCR, che può essere troppo indebolito dall’usura e non può essere impiegato per produrre denim 100% riciclato, possiamo creare tessuti fatti interamente con fibre riciclate post-industriali. Le incorporiamo anche nei nostri prodotti più amati, per evolverli verso modelli di moda circolare in linea con le nuove normative europee, che favoriscono un maggiore uso di materiali riciclati.

Il futuro dei tessuti riciclati
Secondo BCG, il valore annuale dei rifiuti tessili ammonta a una cifra stimata di 150 miliardi di dollari USA in materie prime; un valore che viene attualmente perso. Se anche solo un quarto di queste risorse buttate fosse recuperato, potrebbe coprire le spese annuali per materiali delle 30 più grandi aziende di moda al mondo. Invece, meno dell’1% dei capi gettati viene riciclato in nuove fibre tessili, rendendo i tessuti circolari molto rari.
Il settore sta sempre più riconoscendo il bisogno di azioni efficaci per fronteggiare il crescente problema dei rifiuti tessili. Allo stesso tempo, le istituzioni stanno lavorando a nuove leggi per mitigarne l’impatto. Ad ogni modo, nota BCG, diverse barriere ostacolano una più ampia adozione di programmi di riciclo tessile. Le principali sfide includono:
- i dubbi sulla qualità, sulla disponibilità e sull’integrazione nelle filiere esistenti, che possono rendere le fibre riciclate meno invitanti. Inoltre, le fibre riciclate spesso costano di più di quelle vergini, in quanto i processi produttivi sono stati tradizionalmente ottimizzati per i materiali vergini
- l’attuale infrastruttura per la gestione dei prodotti tessili non è equipaggiata per lavorare l’enorme volume di rifiuti generati. In più, i processi di smistamento sono ottimizzati principalmente per la rivendita piuttosto che per il riciclo e fanno affidamento sul lavoro manuale, che fa fatica a categorizzare i prodotti tessili e a rimuovere gli accessori in modo efficace. Questa situazione è ulteriormente complicata dalla confusione dei consumatori, in quanto molte persone non conoscono i giusti metodi per buttare i capi
- la maggior parte dei tessuti contiene una miscela di diverse fibre, che includono materiali sia sintetici che naturali. La maggioranza degli esistenti sistemi di riciclo tessile, che sono principalmente meccanici, può però processare solo tessuti monofibra
Di conseguenza, nonostante il riciclo tessile abbia un grande potenziale e stia diventando una tematica fondamentale, che il settore non può più permettersi di ignorare, richiede soluzioni innovative e scalabili, insieme a investimenti sostanziali. I programmi di riciclo efficaci richiedono inoltre un impegno condiviso da parte di consumatori, aziende e istituzioni per implementare le giuste strategie di raccolta, smistamento e riciclo e arrivare infine a promuovere l’uso di materie prime riciclate.

