Trasparenza

Greenwashing vs sostenibilità reale: come capire la differenza

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Con la crescente domanda di moda etica, cresce anche il fenomeno del greenwashing, per cui i brand esagerano o inventano le loro affermazioni ecologiche per sembrare sostenibili. Nella sfida tra greenwashing e sostenibilità, saper distinguere tra i due è fondamentale. Questo articolo spiega cos’è il greenwashing, come riconoscerlo e perché è così diffuso nel mondo della moda. Inoltre, la nostra guida al denim sostenibile ti aiuterà a capire come brand e produttori possono supportare concretamente le proprie affermazioni—e non solo con astute strategie di marketing.


Cos’è il greenwashing?


Il greenwashing è una pratica di marketing ingannevole in cui un’azienda o un’organizzazione esagera o afferma falsamente di essere ecologica per attrarre i consumatori attenti all’ambiente o migliorare la propria immagine pubblica. Che sia intenzionale o meno, si tratta di una pratica dannosa, perché può indurre i consumatori a supportare imprese non sostenibili, danneggia le realtà davvero impegnate nella sostenibilità e ostacola i reali progressi per l’ambiente.


L’attivista ambientale Jay Westerveld coniò il termine “greenwashing” negli anni ‘80, dopo aver soggiornato in un hotel alle Fiji che incoraggiava gli ospiti a riutilizzare gli asciugamani per risparmiare acqua e limitare la quantità di detersivi rilasciata nell’ambiente. Westerveld notò che, dietro questa iniziativa apparentemente verde, si nascondeva un impatto negativo molto più significativo sul pianeta. Si trattava di una strategia opportunistica del proprietario per tagliare i costi, senza alcun impegno reale dell’hotel verso la sostenibilità in altre aree della struttura.


Il settore della moda è sotto particolare osservazione per il suo impatto ambientale significativo. L’estrazione di materie prime, le lunghe filiere di approvvigionamento e i processi produttivi ad alta intensità energetica contribuiscono a rendere la moda responsabile del 2-8% delle emissioni globali di CO2. Per fare un confronto, l’industria navale e quella aeronautica insieme rappresentano circa il 5% delle emissioni globali.


Nonostante la crescente consapevolezza dei consumatori e i numerosi sforzi per ridurre l’inquinamento, il greenwashing resta un problema per la moda. Secondo uno studio citato dalle Nazioni Unite, il 60% delle dichiarazioni di sostenibilità fatte dai grandi brand europei della moda sono “non fondate” e “fuorvianti,” generando confusione tra i consumatori e alimentando la sfiducia verso le reali pratiche sostenibili.




Tattiche comuni di greenwashing


Il greenwashing può assumere molte forme, alcune più evidenti di altre. Le Nazioni Unite hanno elencato alcune tra le pratiche più comuni:


Altre tattiche diffuse includono:


Come riconoscere la vera sostenibilità


Vista la diffusione del greenwashing, è fondamentale saper individuare la vera moda ecosostenibile. Comunicare la sostenibilità in modo efficace non è semplice, perché gli impatti reali sono spesso complessi da misurare.


Alcuni indicatori di autentica sostenibilità comprendono:


Come Candiani valida le sue affermazioni


Noi di Candiani ci impegniamo per la trasparenza e contrastare il greenwashing con dati concreti e collaborazioni fidate. Ogni anno, pubblichiamo un bilancio di sostenibilità secondo le linee guida del Global Reporting Initiative e monitoriamo la nostra filiera di approvvigionamento con audit di seconda parte, investendo in consulenze specializzate e nella formazione dei nostri auditor interni. Il nostro focus principale è su certificazioni, test e analisi del ciclo di vita (LCA).


Abbiamo ottenuto numerose certificazioni volontarie legate ai processi e ai prodotti, che assicurano che le nostre pratiche siano in linea con i nostri obiettivi di sostenibilità. Queste certificazioni confermano l’utilizzo di fibre organiche, rigenerative e riciclate, l’assenza di sostanze chimiche nocive e il rispetto di standard di responsabilità sociale e lavoro etico.


Inoltre, la nostra tecnologia brevettata COREVA™, il primo denim elasticizzato compostabile e privo di plastica al mondo, è stata testata diverse volte per valutarne l’impatto ambientale. I test con Innovhub hanno dimostrato che, dopo 12 settimane, il 98,1% di COREVA™ si decompone senza danni per l’ambiente, favorendo persino la crescita di piante come il fagiolo mungo e l’orzo. In collaborazione con il Rodale Institute California Organic Center, abbiamo utilizzato scarti di COREVA™ per coltivare il nostro cotone Blue Seed, con benefici sulla respirazione e l’umidità del suolo. I test effettuati in Umbria con Quintosapore su piante di pomodoro hanno mostrato che COREVA™ non altera la composizione chimica del terreno e aiuta a trattenere l’umidità.


Infine, abbiamo condotto un’LCA sul nostro denim riciclato post-consumo, misurando parametri come l’inquinamento atmosferico e gli impatti sulla salute umana e sugli ecosistemi. Supportati dal progetto MUSA (Multilayered Urban Sustainability Action), questo progetto collaborativo ha l’obiettivo di creare un modello di partenariato pubblico-privato orientato alla sostenibilità, capace di ridurre significativamente l’impatto ambientale rispetto alla produzione tradizionale di denim.



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