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I trattamenti in capo del denim

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Dagli anni Sessanta, quando i surfisti immergevano i loro jeans nell’acqua del mare per farli sbiadire, i trattamenti in capo del denim ne hanno fatta di strada. Dai metodi tradizionali, come lo stone washing, alle tecnologie più innovative, che creano complessi disegni a laser, la gamma di tecniche di lavaggio del denim è vasta e variegata. Vediamo le opzioni più comuni a nostra disposizione oggi.


Stone washing


I jeans crudi tradizionali sviluppano un aspetto invecchiato in modo naturale con il tempo. Gli strati più superficiali di indaco vengono rimossi dall’uso, facendo emergere i motivi distintivi del denim, come i baffi appena sotto le tasche frontali e le linee a forma di alveare dietro le ginocchia. Questo processo richiede però settimane o addirittura mesi.


Negli anni Sessanta, i surfisti californiani e altre controculture prediligevano i jeans dal look autentico e vissuto. Non erano però inclini ad aspettare così a lungo e iniziarono a cercare una scorciatoia per invecchiare i loro jeans più in fretta. Per questo motivo, le persone li appendevano spesso al sole per accelerare lo scolorimento o li immergevano in una miscela di candeggina diluita e sabbia per rimuovere gli strati più esterni di indaco. Venivano impiegate anche alcune sostanze chimiche di uso comune, come il cloro e l’acido muriatico, generalmente presenti nelle piscine.


Lo stone washing è emerso come metodo industriale per replicare questa estetica scolorita ed è diventato uno dei trattamenti in capo più popolari nel settore del denim. Molte persone e aziende hanno rivendicato l’invenzione di questa tecnica tra gli anni Cinquanta e quelli Settanta. È però ampiamente accettato che Marithé + François Girbaud furono determinanti nell’industrializzazione del processo. La pietra pomice viene inserita nella lavatrice insieme ai jeans per grattare il tessuto e rimuovere una parte dell’indaco, creando un aspetto vissuto e vintage che simula l’invecchiamento naturale del denim crudo e ammorbidisce il tessuto.


Nonostante questa tecnica sia stata introdotta qualche decennio prima, i jeans stone washed hanno definito l’estetica degli anni Ottanta. Nel 1986, la Rifle Jeans Company brevettò in Italia il metodo, unendo la pietra pomice al cloro per ottenere l’effetto di lavaggio acido che rendeva i jeans quasi bianchi.




Tecniche di trattamento in capo sostenibili


Nonostante lo stone washing sia probabilmente il trattamento in capo più conosciuto sul denim, nel corso degli anni ha destato preoccupazioni per il suo impatto ambientale. La sua popolarità ha portato a un’estrazione su larga scala, suscitando le critiche degli ecologisti. Inoltre, la pietra pomice tradizionale si deteriora facilmente, formando una fanghiglia che, se dispersa nell’ambiente, può risultare tossica e richiede uno smaltimento attento e costoso. Inoltre, la polvere che rimane nella lavatrice potrebbe costituire un rischio per la salute dei lavoratori.


L’intero processo di trattamento in capo può comunque avere un impatto ambientale significativo se non gestito adeguatamente, poiché richiede tradizionalmente una grande quantità di acqua e di sostanze chimiche. Se le acque di scarico non vengono smaltite correttamente, queste sostanze dannose possono essere rilasciate nell’ambiente e rappresentare un serio rischio per la salute dei lavoratori se non vengono adottate misure di sicurezza adeguate.


Di conseguenza, il settore ha sviluppato alcune tecniche alternative, come l’ozono, per sostituire le sostanze chimiche tossiche e risparmiare acqua, o la sovrantitura con materiali vegetali o minerali. Tra i metodi più comuni figurano, però, il lavaggio enzimatico e il laser.


Una delle considerazioni più importanti per i brand e i designer è la scelta di un tessuto tinto con una tecnica coerente con l’estetica finale desiderata. Per esempio, se volessero un jeans dal look molto vissuto, dovrebbero optare per un tessuto tinto con un metodo che lascia l’indaco sulla superficie dei filati. Questo consente di rimuovere facilmente gli strati più superficiali, utilizzando poche risorse. Al contrario, se preferiscono che il loro capo mantenga un colore più scuro a lungo, dovrebbero selezionare un tessuto tinto con una tecnica no-fade, che permette all’indaco di penetrare in profondità nel cotone.




Lavaggio enzimatico


Il lavaggio enzimatico può sostituire lo stone washing per ottenere un aspetto ugualmente scolorito e ammorbidire il tessuto. Inoltre, lavare il denim aiuta a ridurre il rischio di restringimento e di perdita dell’indaco durante i lavaggi domestici, poiché il tessuto è già stato a contatto con l’acqua.


Gli enzimi sono proteine prodotte da cellule viventi, che facilitano le reazioni chimiche. Nel settore del denim, gli enzimi più comuni sono le cellulasi, che degradano la cellulosa, componente principale del cotone, e rimuovono selettivamente l’indaco dal filato.


Il lavaggio enzimatico venne introdotto in Europa nel 1989 in risposta alle crescenti preoccupazioni ambientali legate allo stone washing e all’evoluzione delle normative in materia di pratiche ambientali. Inoltre, il lavaggio enzimatico è più facile da controllare. Al contrario dello stone washing, che può indebolire il tessuto per abrasione se non viene eseguito con cura, il lavaggio enzimatico generalmente aiuta a preservarne la durabilità.


L’impatto di questi processi sulla longevità del tessuto è infatti spesso motivo di preoccupazione nel trattamento in capo del denim. I processi aggressivi potrebbero accorciare la vita utile di un paio di jeans, ma è importante ricordare che, da quando il denim è diventato un capo alla moda, ci sono stati progressi significativi nell’innovazione tessile. Questi passi avanti hanno portato alla creazione di jeans premium, che non sono solo belli ma anche durevoli, bilanciando i vantaggi e gli svantaggi dei trattamenti in capo. Inoltre, con la trasformazione del denim da semplice abbigliamento da lavoro a tessuto di tendenza, possiamo godere della flessibilità e della comodità del denim lavato senza preoccuparci eccessivamente dell’usura durante le nostre attività quotidiane.




La tecnologia laser


La tecnologia laser viene impiegata per replicare il processo naturale di invecchiamento del denim e per decorarlo con disegni precisi. Questo metodo sostituisce l’abrasione manuale, che può essere rischiosa per i lavoratori, in particolare quando si utilizzano sostanze chimiche nocive che possono entrare in contatto con la pelle o essere inalate. Inoltre, il trattamento laser non impiega né acqua né sostanze chimiche.


Il laser può essere utilizzato da solo o in combinazione con il lavaggio a seconda dell’estetica desiderata. Offre una grande flessibilità nel processo di trattamento in capo, consentendo di controllare l’intensità. È possibile vaporizzare delicatamente lo strato superiore di indaco per ottenere un effetto vintage, le baffature o altri motivi che imitano l’invecchiamento naturale, ma anche tagliare il tessuto per creare fori o strappi.


Inoltre, la tecnologia laser offre un elevato livello di controllo e precisione, consentendo la creazione di disegni complessi e ad alta definizione, con dettagli intricati, nonché la personalizzazione del denim e di altri materiali, tra cui le salpe e gli accessori in metallo. Il laser opera con estrema accuratezza su aree specifiche, garantendo ripetibilità e qualità costanti. Queste caratteristiche rendono la tecnologia laser una delle opzioni più versatili nel settore del denim.


Il denim è diverso dagli altri tessuti, poiché questi trattamenti vengono applicati solo sul jeans finito, mentre il tessuto viene tagliato e cucito crudo. Di conseguenza, il colore finale del jeans è visibile solo al termine del processo produttivo, consentendo di sistemare con precisione gli effetti desiderati sul capo.



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