Il settore tessile sta attraversando una notevole trasformazione, in cui l’innovazione e la sostenibilità prevalgono sul design creativo tradizionale. Il futuro del denim non è un’eccezione a questa tendenza. Le crescenti sfide ambientali e sociali, gli sviluppi tecnologici e il cambiamento nella domanda dei consumatori stanno portando il settore a rivalutare il proprio scopo e il proprio impatto in ogni fase, dal design e dalle materie prime alla produzione e al trattamento in capo. Vediamo che forma sta assumendo questa evoluzione.
Economia circolare
Il nostro attuale modello economico è principalmente lineare e segue un andamento di prendere, produrre, consumare e buttare via basato su materiali ed energia economici e facilmente disponibili, così come sull’obsolescenza programmata. Questo approccio lineare ci ha portati a generare grandi quantità di rifiuti ogni giorno, tra cui diversi prodotti tessili. Nel 2022, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, ogni cittadino dell’Ue ha gettato 16 chilogrammi di tessuti. Questo dato è piuttosto stabile dal 2016. È preoccupante che soltanto 4,6 chili di questi rifiuti tessili siano stati raccolti per il riutilizzo o il riciclo, il che sottolinea la pressante necessità di adottare modelli di economia circolare per ridurre il loro impatto ambientale.
L’economia circolare enfatizza l’uso efficiente delle materie prime, la riduzione al minimo dei rifiuti e l’estensione del ciclo di vita dei prodotti. Incoraggia pratiche come la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento, l’upcycling e il riciclo. Per il denim, questo significa indossare i jeans il più a lungo possibile, ripararli quando necessario, venderli sul mercato dell’abbigliamento di seconda mano se non possiamo più usarli e, alla fine della loro vita utile, riciclarli.
Il riciclo tessile e del denim può essere post-industriale o post-consumo. Il riciclo post-industriale riguarda le rimanenze del processo produttivo, che sono più facili da riciclare poiché non sono contaminate da altri materiali né rovinate dall’usura. La maggior parte dei rifiuti tessili, però, deriva dai consumatori finali. Di conseguenza, la percentuale di fibre riciclate disponibili sul mercato rimane bassa: secondo Textile Exchange, nel 2024 era pari al 7,6%. Gran parte del riciclo tessile riguardava il poliestere derivato dalle bottiglie di plastica, che rappresentava il 6,9% della produzione globale di fibre. Complessivamente, meno dell’1% del mercato mondiale delle fibre proveniva dal riciclo tessile-a-tessile.
Inoltre, l’economia circolare può essere promossa attraverso l’uso di materiali compostabili. Questi materiali, nelle giuste condizioni, si biodegradano in un compost ricco di nutrienti, che non provoca effetti nocivi sull’ambiente, ma può apportare benefici all’ecosistema. Alla fine del loro ciclo di vita, i materiali compostabili possono tornare alla natura ed essere impiegati in agricoltura per coltivare nuove materie prime, chiudendo così il cerchio in modo efficace.

Nuove fibre
I trend di innovazione del denim mostrano che l’interesse dei consumatori e dei produttori per le fibre a impatto ridotto sta crescendo. Stanno crescendo sia la consapevolezza delle conseguenze negative dell’agricoltura convenzionale sia la ricerca di materiali a impatti ambientali e sociali ridotti. Alcuni esempi includono le fibre rigenerative e quelle organiche.
Nonostante diverse fibre stiano conquistando il settore del denim, il cotone rimane il principale materiale per i jeans. Secondo Textile Exchange, il 34% del cotone totale prodotto nel 2024 è stato coltivato secondo programmi a impatto ridotto, in crescita rispetto al 31% del 2023. Questa direzione indica gli sforzi compiuti per mitigare gli effetti dannosi dell’agricoltura industriale. C’è però ancora molto margine di miglioramento.
La quota di mercato del cotone riciclato è invece rimasta bassa, intorno all’1%, con un volume stimato di soli 0,3 milioni di tonnellate, rispetto ai 24,1 milioni di tonnellate di cotone vergine. Questo dato si riferisce al cotone riciclato meccanicamente, considerato ancora una fibra naturale, mentre il cotone riciclato chimicamente, al contrario, viene classificato come fibra cellulosica artificiale. I progressi tecnologici stanno inoltre consentendo di produrre fibre elastiche riciclate, utilizzate per i jeans elasticizzati, ottenute dagli scarti di produzione, nonché alternative biodegradabili e compostabili.
Infine, le miscele di fibre naturali stanno diventando popolari grazie ai loro benefici aggiuntivi. Il lino è un esempio notevole di alternativa al cotone per produrre denim leggero, in particolare con l’aumento delle temperature che spinge il settore a riconsiderare le caratteristiche dei tessuti in denim tradizionali, che possono risultare pesanti, rigidi e scomodi quando fa caldo. Il lino è leggero, ma resistente e durevole, e offre una brillantezza naturale e una mano morbida. È biodegradabile e prodotto senza scarti e con irrigazione minima. Inoltre, il lino è ideale per le pelli sensibili, perché è traspirante, ipoallergenico e resistente agli odori. La lana e il cashmere sono invece due opzioni di valore per le collezioni invernali, ma possono essere usati anche nelle linee estive grazie al loro comfort termico, alla gestione dell’umidità, alla resistenza alle macchie e agli odori, alla flessibilità e alla morbidezza.

Tecnologie per ridurre il consumo di acqua
L’evoluzione legislativa e la crescente domanda dei consumatori di un futuro del denim più sostenibile stanno spingendo il settore ad adottare nuove tecnologie a impatto ridotto. Una delle sfide più critiche che il settore tessile (e, in generale, il pianeta) sta affrontando è il consumo d’acqua.
La produzione del denim richiede acqua in ogni fase del ciclo di vita dei jeans, dalla coltivazione del cotone fino ai lavaggi domestici. Secondo “The Life Cycle of a Jean” di Levi Strauss & Co., il consumo medio totale d’acqua per produrre e utilizzare un paio di jeans è di 3.781 litri.
La tintoria, il finissaggio e il trattamento in capo (tipicamente svolto in lavanderie specializzate dopo la confezione dei jeans) sono sotto la lente d’ingrandimento. Questi processi richiedono grandi quantità di acqua e di sostanze chimiche, che possono risultare tossiche per le persone e l’ambiente se le acque reflue non vengono gestite correttamente. Il Parlamento europeo stima che la produzione tessile sia responsabile di circa il 20% dell’inquinamento delle acque a livello globale.
I processi innovativi basati su tecnologie alternative, come le tecnologie a ozono o quelle laser, stanno rivoluzionando i trattamenti in capo, ma è necessario anche selezionare il metodo di tintura più adatto per ottenere l’estetica finale desiderata sui jeans. Di recente, abbiamo sviluppato una tecnica di tintura per non perdere il colore, che fa penetrare l’indaco più in profondità nel filato, rendendola ideale per i jeans scuri che non devono scolorire di molto nel corso del tempo. Alcune tecnologie lasciano invece il colore più superficiale sul filato, consentendo di rimuoverlo più facilmente durante il trattamento in capo, creando jeans chiari con baffi e altri effetti invecchiati.

Manifattura digitale
Le tecnologie digitali stanno trasformando in modo significativo diversi aspetti chiave della manifattura tessile, in particolare attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale (AI). Uno dei principali vantaggi dell’AI è l’accelerazione dell’innovazione. Questo processo richiede tradizionalmente esperimenti lunghi e fasi complesse di prove ed errori. Prevedendo le prestazioni dei materiali, ottimizzando le proprietà in base a obiettivi specifici e automatizzando la sperimentazione, l’AI può ridurre notevolmente i tempi e i costi legati all’innovazione.
Inoltre, l’AI offre nuovi strumenti per prevedere le tendenze future della moda, gestire gli inventari, personalizzare le esperienze dei consumatori, creare disegni e silhouette innovativi, ottimizzare le filiere e definire le strategie di prezzo.
L’AI accelera anche lo sviluppo dei materiali ed esplora nuove possibilità di materiali sostenibili ad alte prestazioni, in grado di rispondere alle esigenze future. In questo contesto di cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche e incertezza globale, diversificare le fibre è cruciale per mitigare i rischi e preservare le risorse naturali. Le tecnologie digitali possono agevolare lo sviluppo della chimica verde e di materiali sintetici e biologici di nuova generazione.
Non bisogna però ignorare i potenziali rischi dell’AI. Potrebbe riflettere i pregiudizi della nostra società, essere impiegata in cyberattacchi, violare la privacy e la proprietà intellettuale o essere sfruttata per diffondere informazioni false e manipolare le decisioni delle persone. Inoltre, suscita dubbi etici ed esistenziali ed è spesso accompagnata da una mancanza di affidabilità e di trasparenza. Da un punto di vista ambientale, dipende da processi energivori e richiede grandi quantità di acqua, generando un’impronta ecologica significativa. Infine, alcuni temono che possa distruggere il mercato del lavoro.

