La crescente attenzione sulle microplastiche nell’acqua, nell’aria e nel terreno, e sui loro effetti deleteri sulle persone, sugli animali e sul pianeta, sta portando diversi settori, moda compresa, ad adottare azioni decisive. Noi siamo tra i pionieri nel sostituire questi materiali pericolosi con alternative biodegradabili e compostabili. In Candiani, siamo fieri di dedicarci alla produzione di denim senza plastica, assicurando la sua eliminazione in ogni passaggio del processo e nel prodotto finito.
Una minaccia silenziosa: l’inquinamento della plastica sta soffocando il nostro pianeta
Secondo il GESAMP, il gruppo di esperti degli aspetti scientifici della protezione marina, le microplastiche sono definibili come particelle più piccole di 5 mm, composte da polimeri sintetici e disponibili in varie forme e colori. Le microplastiche possono arrivare nell’ambiente in due modi: tramite il rilascio diretto (microplastiche primarie) o la rottura di plastiche più grandi a causa della luce del sole, del vento e delle onde (microplastiche secondarie).
Il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) riporta che, ogni anno, vengono prodotti più di 430 milioni di tonnellate di plastica. I due terzi sono composti da prodotti con un ciclo di vita breve, che diventano velocemente spazzatura.
Nonostante gli effetti a lungo termine dell’inquinamento delle microplastiche siano ancora poco chiari, le preoccupazioni riguardanti il loro impatto su ambiente e salute umana stanno crescendo. Le microplastiche vengono ingerite da diversi organismi, entrando nella catena alimentare dal plankton fino ai pesci, ai mammiferi marini più grandi, agli animali terrestri e, infine, agli umani. Inoltre, le particelle presenti nell’aria possono essere inalate, mentre le microplastiche nell’acqua e nelle bibite possono essere inghiottite. Anche la pelle può assorbire le microplastiche.
Secondo l’UNEP, le microplastiche ingerite dagli animali o assorbite dalle piante possono avere effetti tossichi e meccanici. Esse potrebbero causare problematiche come la minore assunzione di cibo, il soffocamento, cambiamenti comportamentali e alterazioni genetiche. Anche gli essere umani potrebbero avere problemi di salute legati alle microplastiche, che potrebbero includere cambiamenti genetici, nello sviluppo cerebrale o nella respirazione.
Una pubblicazione dello Yonsei University College of Medicine del 2023 aggiunge che, quando le microplastiche hanno una misura minore di un micrometro e diventano nanoplastiche, possono penetrare nello strato cutaneo più esterno. Queste minuscole particelle possono entrare nei vasi sanguigni e diffondersi in tutto il corpo.
Infine, le microplastiche pongono una significativa sfida ambientale a causa della loro persistenza, mobilità e difficoltà di rimozione dall’ecosistema. A differenza delle fibre naturali, che si decompongono nel corso del tempo senza effetti dannosi, le microplastiche possono durare per centinaia di anni e tendono ad accumularsi. Tutta la plastica che è stata prodotta nella storia umana è ancora presente sul nostro pianeta. Inoltre, può veicolare gli agenti chimici aggiunti durante il processo produttivo, che possono disperdersi negli oceani o entrare nel flusso sanguigno degli animali che li ingeriscono.
Il problema delle microplastiche nella moda
Alcune microplastiche vengono prodotte intenzionalmente e possono entrare nell’ambiente, mentre altre sono il risultato dell’usura dei prodotti. Qui sono incluse le microfibre perse durante l’utilizzo e il lavaggio dei filati sintetici, come il nylon, l’acrilico e il poliestere.
Spesso non ce ne accorgiamo, ma la plastica è prevalente nei tessuti. Un report di Fibershed indica che la produzione di poliestere ha subito un’impennata di quasi il 900% tra il 1980 e il 2014. Secondo l’UNEP, circa il 60% di tutto l’abbigliamento contiene plastica.
Le fibre sintetiche sono spesso preferite perché sono versatili, flessibili e poco costose. Inoltre, non vengono influenzate dai cambiamenti stagionali o dalle condizioni meteo avverse che gravano sugli agricoltori, come succede per le fibre naturali come il cotone e la lana.
La forte dipendenza dai materiali sintetici ha portato le microplastiche a essere recentemente trovate ovunque, dalle profondità degli oceani ai ghiacciai dell’Antartide. La Ellen MacArthur Foundation riporta che i tessuti sintetici, ogni anno, contribuiscono a uno sversamento globale di 0,2-0,5 milioni di tonnellate di microplastiche negli oceani. Nel 2020, l’UNEP ha stimato che circa il 9% delle microplastiche rilasciate negli oceani annualmente provengono da prodotti tessili sintetici.
Il nostro denim senza microplastiche
Lo Smithsonian Magazine ha recentemente riportato che nuove ricerche rivelano che un singolo paio di jeans può perdere una media di 56.000 microfibre durante il lavaggio. I jeans spesso contengono microplastiche, principalmente dovute ai filati sintetici usati per migliorare la loro elasticità. Inoltre, i fili, i bottoni, le cerniere, i sacchi tasca e molti ornamenti usati per confezionare i jeans sono fatti di plastica.
Dato che il denim elasticizzato è uno dei prodotti di punta di Candiani, cerchiamo attivamente delle alternative ai convenzionali filati a base di combustibili fossili. Il nostro percorso per minimizzare l’impatto ambientale del denim elastico è iniziato con ReLast, fatto con filati elasticizzati riciclati pre-consumo. Abbiamo proseguito con ReSolve, un tessuto con un effetto neutro sul pianeta, in quanto non contiene materiali tossici.
Infine, la nostra tecnologia brevettata COREVA™ rappresenta la vera svolta nel settore del denim elastico, permettendoci di creare il primo denim stretch al mondo senza microplastiche e compostabile, mantenendo, al contempo, le performance dei nostri tradizionali tessuti elastici. I test hanno dimostrato che il denim COREVA™ non ha effetti nocivi sull’ambiente, e le sue rimanenza possono addirittura essere usate per crescere le piante e migliorare la loro germinazione.
Le microplastiche possono però essere presenti anche nel processo di produzione. Come risposta, usiamo un’altra tecnologia innovativa, Kitotex®, che rimuove completamente il PVA dal processo di tintura e può essere applicata a tutti i tipi di tessuto denim.

Scopri di più sul PVA
Il PVA, o alcol polivinilico, è un versatile polimero di plastica a base di petrolio, che ricopre un ruolo significativo nella nostra vita quotidiana. Si trova comunemente in diversi prodotti, dagli imballaggi alimentari alle pastiglie per la lavatrice e la lavastoviglie. Nel settore tessile, il PVA viene usato come bozzima dopo il processo di tintura.
Il PVA può dissolversi nell’acqua e biodegradarsi, ma solo in condizioni specifiche. Una ricerca pubblicata dall’International Journal of Environmental Research and Public Health ha mostrato che il 75% del PVA persiste nell’ambiente dopo essere stato lavato via nelle lavanderie o in lavastoviglie. Questo è dovuto principalmente alle limitazioni delle attuali strutture nel biodegradare il PVA completamente. Di conseguenza, si stima che ogni cittadino statunitense consumi tra 0,101 e 0,549 grammi di PVA ogni giorno.
È importante sottolineare che, nonostante il PVA sia classificato come sostanza a basso rischio, la sua rottura può comunque rilasciare gas effetto serra nell’atmosfera, contribuendo al cambiamento climatico.
Vediamo nel dettaglio Kitotex®
Kitotex® è la nostra tecnologia brevettata che sostituisce il PVA con il chitosano, un materiale smart, non tossico e biodegradabile. Il chitosano deriva dalla chitina, il polimero naturale più diffuso al mondo dopo la cellulosa. Può essere ottenuto da varie fonti rinnovabili, come gli insetti, i crostacei, le alghe e i funghi. Noi usiamo esclusivamente il chitosano di origine funginea dell’Aspergillus niger.
Il chitosano è usato in molteplici settori, tra cui quello alimentare, farmaceutico, cosmetico e biotecnologico, principalmente per le sue proprietà leganti e filmogene. La nostra tecnologia Kitotex® offre, però, anche altri benefici:
- il chitosano aiuta a pulire le acque reflue, rimuovendo gli inquinanti e i materiali pesanti
- rompe la materia organica, riducendo la quantità di detriti che devono essere estratti dal sistema di scarico
- il chitosano agisce come coagulante, aiutando a flocculare le particelle sospese e facilitando la loro rimozione
- la tecnologia opera a una temperatura più bassa del 40% rispetto agli agenti tradizionali, aiutando a ridurre le emissioni di CO2 e diminuendo l’impatto sul cambiamento climatico
- il chitosano possiede delle proprietà batteriostatiche, il che significa che inibisce la riproduzione dei batteri e può distruggere le loro membrane cellulari
- questa tecnologia migliora la saturazione del colore e, di conseguenza, l’estetica del denim

