R&D

Nuove fibre nel denim: canapa, cotone riciclato e non solo

.
Share on Email Share on Facebook Share on Twitter

Il cotone domina da secoli il settore tessile grazie a morbidezza, leggerezza e durabilità. Il suo successo si è però recentemente trasformato in una sfida. La crescente domanda di cotone ha portato a pratiche agricole intensive, che danneggiano la biodiversità, esauriscono la qualità del suolo e mettono a rischio gli impollinatori essenziali. Nonostante esistano alternative più responsabili al cotone convenzionale, la maggior parte della produzione globale si basa ancora su metodi dannosi per l’ambiente. Esplorare nuove opzioni tramite fibre naturali alternative, materiali riciclati e un’economia circolare davvero rigenerativa è essenziale per creare un futuro più sostenibile.


Perché andare oltre il cotone?


Nonostante il cotone non richieda l’acqua e i pesticidi che comunemente si crede, ci sono delle preoccupazioni significative associate alla convenzionale coltivazione industriale del cotone. Il cotone è la fibra più popolare al mondo, coltivata da migliaia di anni per la sua morbidezza, leggerezza e durabilità. Il cotone divenne particolarmente disponibile e conveniente con la rivoluzione industriale tra i secoli XVIII e XIX.


Il principale problema della coltivazione del cotone deriva dalla sua immensa popolarità, che ha portato a un sostanziale incremento dell’offerta negli ultimi decenni e, di conseguenza, all’uso di metodi agricoli intensivi per migliorare efficienza e produttività.


Sfortunatamente, queste pratiche agricole industriali danneggiano la biodiversità e mettono in pericolo gli impollinatori di vitale importanza, come le api, le farfalle, i pipistrelli, le falene, i coleotteri e gli uccelli. La loro diminuzione ha un impatto negativo sulla salute complessiva delle colture e sulla qualità del terreno, portando spesso gli agricoltori a usare più pesticidi, insetticidi ed erbicidi per mantenere i livelli produttivi. Di conseguenza, l’agricoltura industriale convenzionale è uno dei settori più inquinanti del pianeta.


Si stima che le api impollinino l’80% delle colture, mentre gli altri impollinatori si occupano del resto. In molto casi, specifici impollinatori nativi, che si sono adattati alle piante locali, sono anche più efficienti della più generica ape mellifera. Le monoculture, la perdita degli habitat, l’uso di pesticidi e le malattie hanno effetti deleteri su tutti gli impollinatori. Circa il 40% delle api negli Stati Uniti e un terzo di quelle nell’Unione Europea muoiono ogni anno.


Per questo, negli ultimi anni, le fibre di cotone alternative, con superiori benefici sociali e ambientali, hanno attratto sempre più l’attenzione. Secondo Textile Exchange, circa il 70% del cotone prodotto a livello globale rimane però convenzionale.




I benefici della canapa e delle sue combinazioni


Il cotone è il principale ingrediente del settore del denim e il suo tessuto tradizionale è fatto interamente di cotone. Altre fibre possono però essere mescolate con esso per creare tessuti denim con benefici superiori o caratteristiche specifiche. Un importante materiale è la canapa, che offre diversi vantaggi.


Secondo Textile Exchange, la canapa è una fibra liberiana prodotta con i fasci che percorrono la lunghezza della pianta e circondano il nucleo legnoso. Viene considerata un’opzione sostenibile tra le fibre naturali, perché cresce velocemente, resiste naturalmente a molti parassiti, assorbe grandi quantità di CO2 e richiede pochi fertilizzanti, pesticidi e acqua. Questo è in parte dovuto alla sua coltivazione in aree con temperature moderate e piogge adeguate. Inoltre, le profonde radici della canapa permettono di ridurre la perdita e l’erosione del terreno, e la canapa rappresenta un’eccellente coltura di rotazione. La Cina è il maggiore produttore di canapa e gli agricoltori solitamente l’alternano con soia, tabacco, grano e mais.


La canapa ha una lunga storia nel settore tessile ed è stata tra le prime piante filate in fibre utilizzabili. Grazie alla sua forza e durabilità, è stata usata tradizionalmente in diversi prodotti, tra cui funi e vele. I tessuti in pura canapa sono però abbastanza rari, in quanto tendono a essere rigidi e ruvidi al tatto e privi di elasticità e comfort. Per questo, la canapa viene spesso combinata ad altre fibre per migliorare la consistenza e creare prodotti resistenti, duraturi e comodi.


Anche la cellulosa può essere unita al cotone per creare tessuti denim. La cellulosa deriva dalle piante, è biodegradabile e ha un processo produttivo che richiede meno risorse rispetto a quello di altri materiali tessili. Inoltre, i tessuti misti in cellulosa sono tipicamente leggeri, traspiranti e delicati sulla pelle.


Cotone riciclato e circolarità


Oltre alle mischie di cotone con altre fibre, il settore del denim si sta sempre più focalizzando sul riciclo per mitigare il grande problema dei rifiuti tessili. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), nel 2020 ogni cittadino dell’Ue ha generato una media di 16 kg di questi rifiuti, e solo 4,4 kg sono stati smistati per il riutilizzo o il riciclo. Circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili vengono complessivamente prodotte a livello globale ogni anno; le stime indicano che 2,16 milioni tonnellate sono denim. Solo tra il 35% e il 50% di questo denim viene riciclato nell’ovest dell’Europa.


Nonostante il suo grande potenziale, il cotone riciclato meccanicamente occupava solo l’1% del mercato nel 2025, in quanto rimangono molte sfide. La degradazione delle fibre durante il riciclo può indebolire il cotone, rendendo necessaria la sua combinazione con fibre vergini per una maggiore forza, in particolare quando proviene da fonti post-consumo. Inoltre, la presenza di materiali sintetici nei capi in cotone complica la separazione e i trattamenti chimici e le patine possono rilasciare inquinanti. Anche la rimozione di cerniere e bottoni si aggiunge ai costi.


Attualmente, i sistemi di riciclo tessile sono ancora in fase di sviluppo, con una capacità limitata per processi a circuito chiuso con grandi volumi, e le tecnologie di smistamento faticano a separare il cotone dai tessuti misti. In aggiunta, i maggiori costi di produzione del cotone riciclato rispetto a quello vergine pongono dei dubbi a livello economico, complicando la sua attrattiva sul mercato e la pianificazione industriale.




I benefici dell’economia circolare


Nonostante le numerose sfide, i programmi di riciclo promuovono l’economia circolare, che, secondo il Parlamento europeo, ha tre vantaggi principali: proteggere l’ambiente, ridurre la dipendenza dalle materie prime e creare posti di lavoro, facendo anche risparmiare i consumatori.


Estendere la durata della vita delle materie prime ci permette di minimizzare l’uso delle risorse naturali, proteggere la biodiversità e ridurre le emissioni totali di gas effetto serra. Le pratiche circolari efficaci sono vitali, in quanto più dell’80% dell’impatto ambientale di un prodotto avviene durante la fase di design. Queste pratiche sono anche inerenti al significativo problema dei rifiuti degli imballaggi, con i cittadini dell’Ue che generano circa 190 kg di tali scarti a testa ogni anno.


Ridurre la dipendenza dalle materie prime aiuta a mitigare i rischi legati alla fornitura, come le fluttuazioni di prezzo e la dipendenza dalle importazioni. La domanda di materie prime sta crescendo, ma le disponibilità sono limitate. Nel 2023, l’Ue ha registrato un deficit commerciale di 29 miliardi di euro di materie prime e ogni cittadino Ue ne ha consumate circa 14,22 tonnellate nel 2022.


La transizione verso l’economia circolare potrebbe accrescere la competitività, promuovere l’innovazione e generare fino a 700.000 nuovi posti di lavoro nell’Ue entro il 2030. Inoltre, i consumatori avrebbero accesso a prodotti più durevoli e di alta qualità, che porterebbero a una migliore qualità della vita e a un risparmio monetario.


I programmi di ricerca e sviluppo di Candiani nel tessile


Le materie prime sono un’area fondamentale nei nostri programmi di ricerca e sviluppo. Vogliamo selezionare le migliori fibre e trovare materiali innovativi a basso impatto per minimizzare la nostra impronta ecologica e migliorare qualità, performance ed estetica dei nostri tessuti denim.


Negli ultimi anni, la nostra selezione di fibre naturali diverse dal cotone si è ampliata per includere denim con la canapa precedentemente discussa, oltre al lino. Il lino ha un processo produttivo simile ed è forte, traspirante e con una coltivazione attenta all’ambiente. Usiamo anche l’ortica himalayana, che è durevole e resistente, ma anche soffice e traspirante. Queste fibre di ortica vengono irrigate con le piogge, non richiedono sostanze chimiche per crescere, possono assorbire quantità significative di CO2 e aiutano a stabilizzare le aree soggette a frane.


Attualmente, ci stiamo fortemente concentrando sui jeans in cotone riciclato. Usiamo fibre riciclate post-industriali e post-consumo, che differiscono per la fonte—l’inevitabile scarto di produzione o vecchi capi troppo danneggiati per essere riusati. Possiamo produrre tessuti denim 100% riciclati post-industriali, mentre il cotone riciclato post-consumo è generalmente più debole e deve essere mescolato a fibre vergini per una performance migliore.


Per compensare questa debolezza, usiamo il nostro cotone proprietario Blue Seed, una varietà ibrida che trae beneficio dal vigore dell’ibrido, migliorando le sue funzioni biologiche. Unisce la qualità del cotone a fibra extra-lunga con la durabilità del cotone Upland. Il cotone Blue Seed è resistente, richiedendo meno acqua e sostanze chimiche per la sua coltivazione, e sviluppato per prosperare nei terreni aridi. Il nostro accesso esclusivo ci permette di allocarlo ad agricoltori selezionati, mantenendo la nostra filiera completamente trasparente.



Potrebbe interessarti anche