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ReLast: denim elasticizzato riciclato per il massimo comfort

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La nostra Re Family è composta da tre tessuti innovativi, che hanno l’obiettivo di far progredire la sostenibilità nel settore del denim: ReGen, ReLast e ReSolve. Una particolare attenzione va dedicata a ReLast, il primo tessuto denim elasticizzato riciclato al mondo, che offre non solo una migliorata elasticità, ma anche un nuovo standard ambientale nella moda.


Come sta andando il mercato delle fibre sintetiche?


Secondo il Materials Market Report di Textile Exchange, il poliestere è la fibra più diffusa al mondo. Nel 2022, i suoi volumi produttivi sono cresciuti a 63 milioni di tonnellate, rispetto ai 61 del 2021, per una quota di mercato pari a circa il 54% della produzione globale di fibre.


Il poliammide (nylon) ha rappresentato approssimativamente il 5% del mercato globale di fibre, con 6,2 milioni di tonnellate prodotte nel 2022. Nello stesso anno, le altre fibre sintetiche, come il polipropilene, l’acrilico e l’elastam, hanno registrato un volume produttivo totale di 6 milioni di tonnellate e una quota di mercato di circa il 5%.


Cos’è l’elastam?


L’elastam è una fibra sintetica leggera, che garantisce proprietà elastiche ai capi d’abbigliamento. L’elastam viene comunemente usato in diversi tipi di indumenti che richiedono aderenza e flessibilità, dai costumi da bagno ai jeans.


L’elastam viene ottenuto dal petrolio ed è composto da un polimero conosciuto come poliuretano, una risorsa non rinnovabile. Nonostante il processo per ottenere le materie prime per l’elastam non sia generalmente dannoso per l’ambiente, in quanto esse vengono tipicamente prodotte in laboratorio, la produzione richiede quantità significative di energia e diverse sostanze chimiche.


Una delle principali preoccupazioni a livello ambientale legate all’elastam riguarda il suo non essere biodegradabile. I tessuti elasticizzati contengono, di norma, una bassa percentuale di elastam, tipicamente tra l’1% e il 5%, ma essi rimangono nell’ambiente per secoli a causa della loro inabilità a degradarsi naturalmente. Inoltre, i prodotti tessili contenenti elastam sono spesso difficili da riciclare e, quindi, finiscono frequentemente nelle discariche alla fine della loro vita, accumulandosi nel tempo.


Infine, le fibre a base di petrolio contribuiscono all’inquinamento non solo quando vengono buttate, ma anche durante l’utilizzo e il lavaggio dei capi. Secondo i dati 2020 del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), approssimativamente il 9% delle microplastiche rilasciate ogni anno negli oceani provengono dalle microfibre perse dai prodotti tessili sintetici. L’UNEP riporta anche che circa il 60% di tutto l’abbigliamento contiene materiali sintetici.


La rivoluzione dell’elasticizzato


L’elastam venne inventato alla fine degli anni ‘50, ma fu adottato dal settore del denim solamente due decenni più tardi. Il designer Peter Golding lanciò il suo primo paio di jeans elasticizzati a Londra nel 1978.


L’introduzione del denim elastico rivoluzionò il settore grazie ai suoi benefici, che vanno oltre la comodità. Infatti, esso offre anche maggiore libertà di movimento e una sensazione al tatto più morbida, in contrasto con la rigidità spesso percerpita indossando i tradizionali jeans 100% in cotone.


Questo nuovo tipo di tessuto permise ai brand di realizzare design più femminili e attillati, valorizzando la forma del corpo e conquistando i cuori di milioni di donne in tutto il mondo. Inoltre, il denim elasticizzato mantiene la sua forma nel corso del tempo, tornando velocemente all’originale dopo l’uso o il lavaggio. Oggi, il denim elastico rappresenta circa l’80% del mercato del denim globale.


Candiani fu uno dei primi produttori di denim a cogliere pienamente il potenziale del denim elasticizzato. La nostra azienda iniziò a essere riconosciuta a livello internazionale negli anni ‘80 per unire le nuove proprietà elastiche con l’estetica autentica del denim, dando vita ai tessuti che divennerò la base della neonata premium denim industry di Los Angeles. Secondo le parole di Adriano Goldschmied, il padre del premium denim, i nuovi premium denim brand trasformarono i jeans da una mera commodity in un simbolo di lusso e stile.


Come funziona ReLast?


Date le sfide ambientali associate con l’elastam, abbiamo attivamente cercato delle soluzioni per minimizzare l’impatto negativo del denim elasticizzato. ReLast è il secondo componente della più ampia Re Family, avviata nel 2018 con ReGen. ReGen contiene materiali riciclati da scarti di cotone post-industriali e TENCEL™ x REFIBRA™, che mescola rimanenze di materiali come cotone e legno. ReGen ha ricevuto l’ITMA Sustainable Innovation Award nel 2019 come riconoscimento per la sua innovazione.


La collezione ReLast è composta da tessuti denim elasticizzati con un esclusivo elastomero riciclato pre-consumo certificato da GRS e ottenuto con le rimanenze del processo di produzione dell’elastam. GRS sta per Global Recycled Standard e assicura che i prodotti contengano almeno il 20% di materiali riciclati. Inoltre, verifica la tracciabilità e la gestione delle tematiche ambientali e sociali e impone restrizioni alle sostanze chimiche lungo tutta la filiera. Questo materiale offre avanzate performance elastiche e una vestibilità aderente che mantiene la sua forma nel tempo, contribuendo, al contempo, a ridurre i rifiuti.


I tessuti ReLast presentano diversi gradi di elasticità, a seconda della percentuale di filati elasticizzati usati, variando da comfort a super stretch. Inoltre, vengono trattati con la nostra tecnologia brevettata Kitotex®, che sostituisce il PVA, una sostanza che può rilasciare microplastiche nell’ambiente quando non viene smaltita correttamente, con il chitosano.


Il chitosano ha origine dalla chitina, disponibile in numerose fonti rinnovabili. Nello specifico, noi usiamo il chitosano di origine funginea dell’Aspergillus niger. Il chitosano offre diversi benefici:


La nostra tecnologia Kitotex® funziona a una temperatura più bassa del 40% rispetto agli agenti tradizionali, aiutando a ridurre le emissioni di CO2 e mitigando gli impatti del cambiamento climatico. Inoltre, migliora la saturazione del colore e, di conseguenza, l’estetica complessiva del denim.




ReLast è stata seguita da ReSolve nel 2020, una collezione di tessuti denim elasticizzati con un elastam personalizzato. Questa fibra non ha effetti negativi sull’ambiente, in quanto si rompe nel tempo senza rilasciare sostanze dannose.


Rifiuti pre-consumo


L’espansione del settore della moda ha portato a una crescita dei volumi dei rifiuti post-industriali e pre-consumo. Questo tipo di scarti è formato da materiali e articoli che non arrivano al consumatore finale e che, tipicamente, vengono mandati agli inceneritori o alle discariche.


Un progetto di ricerca dell’OCAD University in Ontario, Canada, riporta che, in media, il 35% di tutti i materiali usati nella filiera diventano rifiuti post-industriali o pre-consumo. Inoltre, il 47% di tutte le fibre che entrano nella filiera della moda vengono perse nei diversi passaggi produttivi, dalla fibra e il filato al tessuto e il capo finito.


Le fonti di rifiuti post-industriali e pre-consumo includono (ma non sono limitate a):


Riciclare i rifiuti pre-consumo


Il riciclo dei rifiuti post-industriali e pre-consumo è una pratica ben radicata nel settore tessile. Una ragione è che riciclare prodotti che contengono un solo materiale è più facile che riciclare le miscele. Inoltre, i produttori hanno colto molto tempo fa l’importanza di riutilizzare i materiali di valore per migliorare l’efficienza e ridurre i costi. Infine, dato che i rifiuti post-industriali e pre-consumo sono tipicamente in buona condizione e non sono soggetti all’usura, risultano abbastanza resistenti per realizzare prodotti contenenti esclusivamente materiali riciclati.


I principali benefici ambientali del riciclo post-industriale e pre-consumo includono il deviare i materiali buttati da discariche e inceneritori, conservare le materie prime naturali e ridurre la quantità di acqua ed energia necessaria nel processo di produzione rispetto all’approvvigionamento di nuove risorse. Inoltre, i programmi di riciclo possono creare nuove opportunità lavorative.



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