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Ridurre l’uso dell’acqua nel denim: l’approccio di Candiani

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L’acqua definisce da sempre il denim: per l’intero ciclo di vita di un solo paio di jeans ci vogliono circa 4.000 litri. Dalla coltivazione del cotone ai lavaggi domestici, ogni passo del percorso del denim lascia un’impronta sulla risorsa più preziosa del nostro pianeta. La fase di tintura rimane però uno dei processi con il maggiore consumo idrico e tra i più inquinanti del settore. Questo articolo esplora come Candiani stia ripensando il suo rapporto con l’acqua, riducendo gli scarti, eliminando sostanze chimiche dannose e investendo in tecnologie pulite per proteggere fiumi, oceani e comunità. Perché ogni goccia conta.


Come il denim colpisce le risorse idriche


L’acqua è una risorsa vitale per il settore del denim, essenziale alla produzione di tessuto. Il processo produttivo può però avere un impatto negativo sull’ambiente, consumando grandi quantità di acqua e potenzialmente rilasciando sostanze chimiche nocive nelle acque reflue.


Il denim consuma acqua in ogni fase del ciclo di vita di un paio di jeans, dalla coltivazione del cotone ai lavaggi domestici. Secondo “The Life Cycle of a Jean” di Levi Strauss & Co., il consumo medio di acqua per produrre e utilizzare un singolo paio di jeans ammonta a 3.781 litri.


Inoltre, l’inquinamento da agenti chimici e da microfibre sintetiche (mischiate al cotone nel denim elasticizzato) danneggia l’ambiente. Queste sostanze chimiche vengono impiegate per tingere i tessuti denim e trattare i jeans, per ottenere l’estetica e la mano desiderate. Quando le acque reflue non vengono smaltite correttamente o le leggi non sono adeguate, questi agenti pericolosi possono entrare nell’ambiente e contaminare fiumi, laghi e anche oceani. Il Parlamento europeo stima che la produzione tessile sia responsabile di circa il 20% dell’inquinamento idrico globale, principalmente a causa dei processi di tintura.


Durante il lavaggio, i tessuti denim rilasciano poi migliaia di microfibre. Secondo una ricerca recente, riportata su Smithsonian Magazine, un singolo paio di jeans può perdere in media 56.000 fibre durante un lavaggio. Queste microfibre possono viaggiare per lunghe distanze attraverso i sistemi di trattamento delle acque reflue e potrebbero accumularsi in aree remote. Se sintetici, questi inquinanti presentano rischi per la vita acquatica e, infine, per la salute umana. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) sottolinea che circa il 9% di tutte le microplastiche rinvenute negli oceani proviene dalle microfibre perse dai prodotti tessili.




Le innovazioni tintorie di Candiani


Ci dedichiamo a migliorare ogni aspetto del nostro processo produttivo, inclusa la tintoria, tra i reparti più inquinanti del settore tessile. Il nostro obiettivo è ridurre sia il consumo d’acqua sia l’uso di sostanze chimiche, sostituendole con alternative sostenibili a base vegetale.


La nostra ultima innovazione, Sound Dye, mira proprio a ridurre le acque necessarie al processo di tintura. Questa tecnologia usa gli ultrasuoni per risciacquare il filato, generando microbolle nell’acqua che implodono, creando onde d’urto violente che rimuovono efficacemente l’eccesso di indaco non fissato. Grazie a Sound Dye, possiamo risparmiare circa 2 litri d’acqua (quasi il 30%) per ogni metro lineare di denim rispetto ai metodi tradizionali. Una produzione annuale di 16 milioni di metri lineari traduce questo dato in una riduzione complessiva di 41.829.600 litri d’acqua, sufficienti a dissetare 58.000 persone per un intero anno!


In termini di consumo chimico, ci siamo uniti al programma Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC) nel 2017, formalizzando l’impegno due anni dopo, diventando contributor. L’iniziativa ZDHC vieta le sostanze chimiche pericolose nel processo di produzione tessile. Inoltre, nel 2015, ci siamo uniti alla campagna Detox My Fashion di Greenpeace, che promuove l’eliminazione degli agenti chimici dannosi nell’intero settore della moda.


Infine, abbiamo creato un sistema di trattamento interno e partecipiamo al locale impianto comunale per la gestione delle acque reflue. Per ridurre le emissioni di CO2 del nostro sito produttivo, catturiamo l’anidride carbonica generata e la reindirizziamo nelle acque reflue immagazzinate, con conseguente produzione di bicarbonato di sodio e una riduzione del pH. La nostra acqua di scarico viene testata settimanalmente e i report sono accessibili tramite un portale web interno. Dal 2019, tutte le acque di scolo industriali vengono inviate a un purificatore esterno autorizzato, garantendo che nessuno scarico entri nel sistema pubblico. Nonostante possano esserci variazioni nei volumi delle acque reflue e nei rapporti con la produzione a causa della domanda di prodotti, le tendenze a lungo termine indicano una riduzione di entrambe le metriche.




I vantaggi di N-Denim e Kitotex®


Le nostre tecnologie più recenti per una tintura a basso impatto includono N-Denim e Kitotex®, oltre a Sound Dye.


N-Denim è una tecnologia no-fade che migliora la penetrazione dell’indaco nel filato, riducendo il consumo di acqua e di sostanze chimiche. L’uso dell’azoto per ritardare l’ossidazione consente una tintura più profonda, che si traduce in tessuti dall’estetica denim pulita e no-fade. Questo metodo taglia i numeri delle vasche da sette a due ed evita l’uso di sostanze chimiche pericolose, come gli idrossolfiti.


Kitotex® sostituisce il PVA (polivinilalcol) con il chitosano, un materiale biodegradabile e non tossico. Il PVA si biodegrada solo in condizioni specifiche, e una ricerca pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health mostra che fino al 75% di esso può persistere nell’ambiente.


Il chitosano viene ottenuto dalla chitina, il secondo polimero più diffuso al mondo, presente in diversi materiali rinnovabili. Usiamo esclusivamente il chitosano fungineo derivato da Aspergillus niger. Il chitosano offre numerosi benefici, tra cui:




I prossimi passi


Continueremo a privilegiare la ricerca e lo sviluppo per migliorare le nostre innovazioni di prodotto e di processo, riducendo al minimo il nostro impatto ambientale e sociale. I reparti di tintoria e di finissaggio sono quelli con il maggiore consumo idrico, pari al 57% del nostro utilizzo totale di acqua e a oltre il 90% delle acque reflue generate nella nostra sede di Robecchetto con Induno. Per questo motivo, questi processi sono centrali nei nostri sforzi di ricerca e sviluppo, insieme all’approvvigionamento di ingredienti responsabili.


Sebbene non siamo in una zona a rischio idrico, come indicato dal Water Risk Atlas, la gestione sostenibile dell’acqua rimane cruciale. Ci dedichiamo alla ricerca delle migliori soluzioni tecnologiche per un uso efficiente dell’acqua.


Inoltre, abbiamo implementato una nuova procedura interna per la gestione chimica. Prima di approvare ogni nuovo prodotto chimico, ci assicuriamo che aderisca a standard come il GOTS (Global Organic Textile Standard) e la MRSL (Manufacturing Restricted Substance List) di ZDHC. Acquistiamo esclusivamente agenti chimici conformi alla nostra Restricted Substances List (RSL). Appena arrivano, queste sostanze chimiche vengono registrate sul nostro portale di gestione, etichettandole con i dettagli necessari e tracciandole in tempo reale. Le schede di sicurezza per tutti gli agenti chimici sono facilmente reperibili per garantire la sicurezza dei lavoratori.

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