Mentre il settore della moda continua a inquinare il pianeta, ci dedichiamo a ridurre l’impatto di uno dei processi con il più elevato consumo di acqua, energia e sostanze chimiche: la tintoria. Vediamo le tecniche ecologiche di tintura che abbiamo sviluppato e adottato per ridurre la nostra impronta ambientale e alcune varianti di indaco più sostenibili rispetto a quelle tradizionali.
Come viene tinto il denim
L’indaco è il colore più utilizzato nella produzione del denim. Questo pigmento, originariamente estratto da una pianta, è impiegato da millenni per tingere i tessuti di blu. Questo processo rimase però complesso fino all’invenzione dell’indaco sintetico alla fine del XIX secolo, che semplificò la fase di tintura e la rese più economica.
Uno studio pubblicato nel 2023 dall’American Chemical Society riporta che il settore del denim consuma 50.000 tonnellate di indaco sintetico all’anno. Dato che l’indaco non è solubile in acqua, è necessario ricorrere a sostanze chimiche che lo rendano solubile e ne consentano la penetrazione nei filati di denim. Di conseguenza, vengono impiegate annualmente anche 84.500 tonnellate di idrosolfito di sodio e 53.500 tonnellate di soda caustica.
Solitamente, i pigmenti non si fissano al 100% durante la produzione del denim, ed è quindi fondamentale che le acque reflue generate nel settore siano trattate adeguatamente prima di essere rilasciate nell’ambiente. Sfortunatamente, la tintura non fissata viene spesso scaricata nei sistemi idrici senza un trattamento adeguato, con il rischio di distruggere gli ecosistemi e di danneggiare la salute umana e degli animali. Lo studio indica che la produzione di denim genera tra 40 e 65 litri di effluenti per ogni chilo di tessuto.

Perché il denim è tinto con l’indaco?
Prima dell’invenzione dell’indaco sintetico, il pigmento veniva estratto dalle piante di Indigofera, che crescono nei climi tropicali. Un’altra pianta nativa europea, però, veniva utilizzata nel Medioevo per tingere i tessuti di blu: il guado. I catari che vivevano nel sud della Francia erano esperti della coltivazione del guado. Durante la loro fuga, iniziata nel 1144, dalle persecuzioni della Chiesa cattolica, che li considerava eretici, diffusero la loro conoscenza in altre regioni, in particolare nell’odierno Nord Italia, dove trovarono maggiore tolleranza. Il guado era molto popolare per tingere il fustagno, un tessuto durevole comune nell’Europa medievale per la sua resistenza e il suo prezzo accessibile.
Oltre 350 anni più tardi, nel 1498, Vasco da Gama aprì una nuova rotta marittima per l’India, facilitando l’importazione di prodotti asiatici, tra cui l’indaco. Nonostante questo pigmento fosse già stato usato nel Mediterraneo per secoli dagli antichi egizi, greci e romani, era tradizionalmente costoso in quanto importato attraverso il Medio Oriente dagli intermediari arabi, rendendolo una tinta rara per i tessuti di lusso. Nel tempo, l’indaco sostituì gradualmente il guado locale perché più adatto ad alcune fibre, in particolare al cotone.
Nel frattempo, il porto di Genova acquisì una certa importanza come uno dei centri commerciali più all’avanguardia e trafficati al mondo, diventando centrale per le importazioni dall’est. Nel XVI secolo, Genova commerciava inoltre uno specifico tipo di fustagno di cotone, inizialmente usato dai marinai e dai camalli per coprire le merci e fabbricare le vele. In seguito, venne adottato anche per realizzare abbigliamento da lavoro resistente. Poiché la città aveva facile accesso all’indaco, iniziò a impiegarlo per tingere l’ordito del fustagno. La combinazione del filato di cotone e dell’ordito tinto d’indaco rese il fustagno genovese il vero antenato del denim moderno. La sua qualità media e la sua convenienza rispetto agli altri tessuti europei vennero inizialmente interpretate come un segnale di declino della manifattura locale, ma sancirono invece il suo successo. I termini “jean” e “jeans” vennero coniati dal nome della città, in riferimento a tessuti simili. Alla fine del XIX secolo, Levi Strauss vendette il fustagno a Jacob Davis, che creò un paio di pantaloni rinforzati per un taglialegna, dando vita alla leggenda dei blue jeans.

Come Candiani sta riducendo l’impronta ambientale dell’indaco
Potresti chiederti se sia possibile adottare pratiche di tintura davvero ecologiche. Nonostante la realizzazione di jeans a basso impatto richieda uno sforzo collettivo da parte dell’intero settore, è fondamentale ridurre al minimo l’impatto ambientale del processo di tintura. Questa fase è cruciale per progredire verso una moda più responsabile.
Gestione delle acque reflue
Nel 2024, il nostro reparto di tintoria ha utilizzato oltre il 32% dell’acqua necessaria alla produzione di tessuti in denim. Ci assicuriamo che tutte le acque reflue siano trattate a fondo prima di rientrare nell’ecosistema. Per essere conformi alle normative locali, le nostre acque di scarico vengono sottoposte a test settimanali e i relativi risultati sono disponibili su un portale web per il monitoraggio e la consultazione dello storico. Dal 2019, tutti gli scarichi industriali vengono inviati a un purificatore esterno autorizzato, evitando gli sversamenti nel sistema fognario pubblico.
A dicembre 2015, Candiani ha acquisito una quota del 64% nell’impianto locale di trattamento delle acque reflue Ecologica Naviglio S.p.A. (EN), che gestisce gli effluenti di undici aziende tessili e conciarie nel Comune di Robecchetto con Induno. Questa partnership sostiene le iniziative economiche e ambientali e ha migliorato il controllo ambientale, riducendo i costi operativi.
Nella nostra sede, le acque reflue vengono pretrattate e testate prima di essere inviate a EN. Da marzo 2019, usiamo un sistema di fognatura dedicato per assicurare che le acque reflue industriali vengano trattate separatamente dagli scarichi urbani. Il gestore del sistema idrico integrato stabilisce i limiti degli effluenti in linea con l’impianto di depurazione di Robecco sul Naviglio, che sono più restrittivi per le sostanze chimiche pericolose rispetto al Decreto Legislativo n. 152/2006.

Indaco naturale e pre-ridotto
Ci dedichiamo a sostituire le sostanze chimiche pericolose con alternative più responsabili e aderiamo a standard come il programma Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC) e la campagna di Greenpeace Detox My Fashion.
Usiamo indaco naturale o pre-ridotto. L’indaco naturale proviene da Stony Creek Colors in Tennessee, che coltiva piante di Indigofera che migliorano la qualità del suolo, catturando l’anidride carbonica e fissando l’azoto. Questo metodo mira a offrire una tintura tracciabile e a base vegetale, in grado di contribuire a contrastare il cambiamento climatico. Il processo di riduzione innovativo di Archroma consente la produzione industriale di questo indaco naturale.
L’indaco pre-ridotto rappresenta un’alternativa ecologica alla polvere di indaco convenzionale, riducendo l’uso dell’idrossido di sodio e dell’idrosolfito di sodio, entrambi necessari per legare l’indaco alle fibre di cotone.

Le nostre tecnologie di tintura innovative
Altre tecnologie innovative introdotte nel nostro processo di tintura per ridurre il suo impatto includono:
- Sound Dye utilizza gli ultrasuoni per risciacquare il filato, generando microbolle che rimuovono efficacemente l’indaco non fissato, riducendo il consumo di acqua.
- N-Denim usa l’azoto per ritardare l’ossidazione, migliorando la penetrazione dell’indaco e riducendo le vasche di tintura da sette a due, mentre elimina sostanze chimiche pericolose, come gli idrosolfiti.
- Indigo Juice® è progettato per le estetiche vintage premium che scoloriscono facilmente, risparmiando quantità significative di acqua, energia e sostanze chimiche nelle lavanderie industriali, in particolare in combinazione con Kitotex®.
- Kitotex® sostituisce l’alcol polivinilico con il chitosano biodegradabile, derivato da Aspergillus niger. Questo materiale non tossico aiuta nel trattamento delle acque reflue, riduce le emissioni di CO2, inibisce la crescita batterica e migliora la saturazione del colore del denim.
Per saperne di più sulle pratiche di tintura ecologiche, leggi il nostro bilancio di sostenibilità.

