Storia

Dal telaio a leggenda: il viaggio del denim cimosato

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Hai mai sentito parlare di denim cimosato? Questo tipo di tessuto, uno dei trend del denim del 2026, ormai raro nel settore dell’abbigliamento, è solitamente associato ai jeans artigianali giapponesi del secondo dopoguerra, ma le sue origini sono molto più antiche e si collegano addirittura a Leonardo da Vinci e ai camalli del porto di Genova. Vuoi sapere come? Unisciti a noi in questo viaggio nella storia del denim cimosato!


Cos’è la cimosa?


cimosa

[ci-mó-sa] n.f.

ciascuno dei due margini laterali di un tessuto, con ordito più fitto e resistente

Fonte: Garzanti Linguistica


Il termine cimosa deriva dal tardo latino “cimussa”, di etimo incerto, e iniziò a essere utilizzato nel XV secolo per indicare il bordo dei tessuti realizzati sui telai a navetta. Anche i primi blue jeans, nati ufficialmente alla fine del XIX secolo, erano quindi cimosati: fino al secondo dopoguerra, infatti, i telai a navetta rappresentavano lo standard del settore.


Questo margine robusto, solitamente di un colore diverso rispetto al resto della stoffa, ne impediva la sfilacciatura. Ancora oggi, la cimosa del denim è spesso bianca e attraversata da una cucitura rossa, i colori tradizionali di Levi’s®, nonostante sia ormai possibile utilizzare un’ampia varietà di toni e costruzioni. Il denim cimosato viene tagliato e cucito lasciando visibile questo bordo lungo la cucitura interna dei capi e, spesso, anche su altri componenti, come le tasche.




La storia del denim cimosato inizia in Italia


Il moderno denim deriva dal fustagno, un tessuto particolarmente diffuso nell’Europa medievale, in quanto opzione valida e conveniente per l’abbigliamento e per altri prodotti tessili comodi e resistenti. Ogni città, però, seguiva le proprie regole per la produzione di fustagno; per questo motivo, i tessuti venivano solitamente chiamati a seconda del loro luogo di origine. La parola “denim” stessa significa “de Nîmes”, “da Nîmes”, dal nome della città francese che produceva il famoso Serge de Nîmes, un twill di lana blu, in seguito mischiato a cotone e canapa.


La varietà da cui ha però preso le sue caratteristiche il denim che conosciamo oggi è quella genovese. Nel XVI secolo, Genova era infatti nota per il suo fustagno in cotone, tinto in ordito con l’indaco anziché con il locale guado, utilizzato nel Medioevo principalmente in Francia e in Italia per rendere i tessuti blu. Ad apprezzare per primi questa stoffa furono i camalli e i marinai del porto ligure, uno dei più grandi e all’avanguardia in quell’epoca, che lo impiegavano per realizzare vele, coperture per le merci e capi d’abbigliamento da lavoro robusti e durevoli. L’importanza del porto di Genova rendeva facile per la città importare ed esportare beni in tutto il mondo; questo fattore, unito alla buona qualità e al prezzo accessibile del fustagno genovese rispetto ai suoi concorrenti, sancì il successo di questo tessuto nel lungo periodo.


In viaggio verso l’Inghilterra e la California


Nel 1500, anche Londra poteva vantare una certa centralità nel commercio di diverse merci, inclusi i tessuti, e il fustagno genovese conquistò così un’importante fetta del mercato inglese, mantenendo il suo potere nei secoli successivi. Proprio nell’arcipelago britannico, questa stoffa iniziò ad apparire negli inventari come “geanes”, “jeanes” e, infine, “jeans”, una forma storpiata del nome francese della città ligure, Gênes. Il tessuto jeans divenne così popolare che il termine iniziò a indicare tutte le stoffe con caratteristiche simili. Oggi, il jeans è il capo finito, mentre il denim è il tessuto con cui viene prodotto.


Dall’Inghilterra i tessuti jeans arrivarono poi in California e all’imprenditore Levi Strauss, che li vendette al sarto Jacob Davis per realizzare un paio di pantaloni da lavoro per un taglialegna. La particolarità del capo di Davis era nei rivetti usati per rinforzare i punti più soggetti all’usura, aumentando ulteriormente la resistenza del denim. Questa intuizione ebbe un così grande successo tra i lavoratori in cerca di fortuna nell’ovest degli Stati Uniti che Davis dovette rivolgersi a Strauss per avviare una produzione a San Francisco. Nel 1873, i due brevettarono il pantalone, ora considerato il primo paio ufficiale di jeans moderni.




L’avvento della produzione di massa


Dopo aver conquistato il settore dell’abbigliamento da lavoro, divenendo un simbolo della corsa all’oro in California, i jeans vennero introdotti anche nel mondo militare. In particolare, durante le due guerre mondiali, venivano forniti dall’esercito statunitense a chi ricopriva ruoli non di combattimento, come meccanici, ingegneri e marinai. I soldati statunitensi di stanza in Europa e nel Pacifico furono quindi fondamentali nell’aumentare la popolarità dei jeans a livello globale. Il loro abbigliamento era infatti associato alla libertà e al progresso nelle regioni liberate.


Inoltre, come già sappiamo, il XX secolo fu un periodo di cambiamenti senza pari nella storia, e l’aumento del potere di acquisto dei consumatori durante il boom economico, così come la voglia di rinascita dopo l’orrore della Seconda guerra mondiale, portarono a una netta crescita della domanda di abbigliamento a livello mondiale e al conseguente avvento della produzione di massa. I jeans, passati da puro capo da lavoro a simbolo delle nuove generazioni anche grazie agli attori di Hollywood e ai più famosi artisti, non fecero alcuna eccezione. Per soddisfare questa crescente richiesta, i telai a navetta vennero sostituiti in larga misura con i nuovi e più efficienti telai a tutta altezza, che si rivelarono adatti a una produzione industriale e standardizzata su ampia scala, in quanto capaci di lavorare più velocemente e di produrre tessuti più grandi e uniformi.


Il ruolo centrale del Giappone nel secondo dopoguerra


Il Giappone fu il Paese che adottò maggiormente la cultura statunitense nel secondo dopoguerra. Gli artigiani giapponesi si dimostrarono particolarmente abili nel preservare il patrimonio dei jeans più tradizionali, realizzando fedeli repliche dei capi statunitensi prodotti nella prima metà del XX secolo.


Proprio per questo motivo, si pensa spesso che il denim cimosato sia esclusivamente giapponese, ma, come abbiamo visto, questa caratteristica speciale è legata all’uso di determinati macchinari e non a una specifica provenienza. Il denim cimosato è quindi la più alta espressione della tradizione, della storia e dell’autenticità dei jeans, a prescindere dal luogo di produzione.


Sapevi che fu Leonardo a disegnare il primo telaio a navetta?


Così come l’origine del denim può essere fatta risalire all’Italia medievale, anche il telaio a navetta affonda le sue radici nel nostro territorio quattrocentesco. Tra il 1479 e il 1499, Leonardo da Vinci si trovava a Milano, al servizio del duca Ludovico Sforza. Fu in questo suo primo periodo nella città meneghina che il celebre inventore abbozzò un telaio meccanico, immaginando una navetta operata automaticamente anziché a mano. Questo disegno, datato 1495, è il primo a noi conosciuto di un simile macchinario ed è ora conservato nel “Codice atlantico” alla pagina 985.


Il telaio a navetta fu però effettivamente realizzato soltanto più di 200 anni dopo la morte di Leonardo dall’inventore inglese John Kay, che brevettò la sua navetta volante nel 1733. Questo strumento, mosso automaticamente da un battitore, accelerò notevolmente il processo di tessitura e consentì la produzione di tessuti più grandi, diventando un simbolo della rivoluzione industriale.


Su questi telai, i filati in ordito (verticali) fungono da base, mentre la navetta intreccia quelli in trama (orizzontali). Trama e ordito vengono poi battuti insieme, dando vita al tessuto finito. La cimosa si crea perché la navetta trasporta avanti e indietro lo stesso filato di trama più volte.




Perché la cimosa è ancora importante


I telai a navetta sono più lenti, con pettini meno precisi e una tensione del filato più rilassata rispetto ai macchinari più moderni, ma solo questi telai sono capaci di creare la cimosa e la superficie irregolare che molti appassionati del denim considerano simboli di autenticità e tradizione. Per questo, noi di Candiani siamo orgogliosi di essere tra i pochi produttori al mondo a tessere ancora denim cimosati con telai a navetta vintage.


Grazie al loro fascino speciale, i tessuti cimosati saranno anche uno dei trend principali del mondo del denim nel 2026, in particolare per realizzare jeans eleganti e sculturei, capaci di conferire una struttura ben definita al tuo look. La riscoperta di questo tessuto autentico si inserisce perfettamente nel rinnovato interesse per il gusto heritage e per i design intramontabili, che rispecchino valori quali la qualità e la durabilità.


Per esaltare al massimo la loro bellezza, sul nostro sito abbiamo scelto di offrire i jeans cimosati solo crudi, cioè non trattati in modo industriale. I nostri jeans cimosati arrivano (quasi) direttamente dal telaio al tuo armadio, in modo che si modellino naturalmente al tuo corpo mentre li indossi e scoloriscano a seconda dell’utilizzo, perdendo lo strato superficiale di indaco in maniera unica e raccontando la tua storia.



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