I jeans in cotone riciclato stanno attirando l’attenzione nel mondo del denim, come parte di un crescente movimento verso modelli di economia circolare. Questo approccio, promosso dalle istituzioni europee e da un numero crescente di brand, mira a ridurre i rifiuti e la dipendenza dai materiali vergini. Vediamo che cos’è il denim circolare e come funziona.
Cosa significa denim circolare
Quando parliamo di denim circolare, ci riferiamo generalmente a due concetti principali: innanzitutto, al denim che può essere riciclato o è realizzato con materiali riciclati, e poi a quello compostabile, che può tornare alla natura alla fine del suo ciclo di vita. Per il momento, dedichiamoci al riciclo.
Non è qualcosa di nuovo, ma ha attirato un’attenzione significativa nel settore della moda a causa dell’impressionante quantità di rifiuti tessili che produciamo. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente stima che circa 92 milioni di tonnellate di scarti tessili vengano smaltiti ogni anno. Acquistiamo il 60% in più di vestiti rispetto a quindici anni fa, ma li teniamo solo per metà del tempo. Secondo il Boston Consulting Group, il valore annuale dei rifiuti tessili si attesta intorno ai 150 miliardi di dollari: una quantità di risorse che viene semplicemente persa. Se potessimo recuperare anche solo una parte di esse, potremmo produrre il materiale necessario per i trenta brand più grandi al mondo.
Il riciclo mantiene in circolo le risorse di valore. Solitamente si inizia con una valutazione, da parte delle imprese di riciclo dei tessuti, del potenziale di rivendita dei prodotti tessili usati. Quelli che non possono essere venduti potrebbero diventare stracci per diversi settori, come l’edilizia o le pulizie, oppure essere inviati agli impianti di riciclo per lo smantellamento. Sfortunatamente, solo circa l’1% dei tessuti usati viene riciclato in nuove fibre, mentre nel 2022 un impressionante 85% è finito nei rifiuti domestici misti, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, il che significa che non può essere riutilizzato né riciclato. Lo Stato di New York stima invece che il 95% dell’abbigliamento, delle calzature e degli altri prodotti tessili per la casa possa essere riutilizzato o riciclato.
Riciclare le fibre di cotone
Il riciclo tessile inizia con la raccolta e lo smistamento dei materiali che richiedono trattamenti diversi. Poiché siamo interessati al denim riciclato, che utilizza principalmente cotone, ci concentreremo su questo materiale. È interessante notare che il cotone riciclato rappresenta solo circa l’1% delle fibre di cotone totali prodotte ogni anno, come riportato da Textile Exchange.
I tessuti in cotone vengono suddivisi per tipologia e colore, quindi ripuliti per rimuovere eventuali accessori. Il riciclo meccanico è il metodo più comune, soprattutto perché i procedimenti chimici sono ancora in fase di sviluppo. Funziona al meglio sui prodotti monofibra ed è particolarmente efficace sul cotone, rendendo il riciclo dei jeans 100% in cotone molto più facile rispetto a quello dei jeans elasticizzati. Il trattamento meccanico consiste nello sminuzzare o strappare il tessuto in fibre individuali, che vengono poi allineate mediante il processo di cardatura per prepararle alla filatura.
Vale anche la pena notare che i prodotti tessili riciclati sono suddivisi in tre categorie: post-industriali, pre-consumo e post-consumo. I primi due tipi includono le fibre perse durante la produzione, i rimasugli di taglio e di cucitura, le rimanenze di magazzino e i prodotti danneggiati che non possono essere venduti. Invece, i rifiuti post-industriali si riferiscono agli articoli acquistati e utilizzati dai consumatori.

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Le sfide del riciclo tessile
Nonostante il riciclo tessile abbia un potenziale significativo, comporta sfide lungo l’intero processo. Molti consumatori non dispongono delle informazioni necessarie per smaltire correttamente i propri prodotti e le attuali tecnologie non sono in grado di gestire volumi elevati di rifiuti. I processi di smistamento tendono a privilegiare la rivendita rispetto al riciclo e spesso si affidano al lavoro manuale, il che rende difficile categorizzare i tessuti o eliminare efficacemente gli altri materiali. Inoltre, le infrastrutture necessarie per raccogliere e processare adeguatamente i prodotti tessili usati possono rappresentare una sfida logistica e consumare molte risorse ed energia, il che potrebbe ridurre alcuni benefici ambientali.
Molti tessuti contengono poi fibre miste e i metodi di riciclo meccanico prevalenti sono ottimizzati per i materiali monofibra. Le fibre riciclate meccanicamente possono spesso essere più corte e più deboli e talvolta richiedere la compensazione con materiali vergini per mantenere la qualità. Al contrario, il riciclo chimico può preservare la qualità originale dei tessuti, ma può dare vita solo a materiali sintetici, poiché non è possibile riportare le fibre naturali al loro stato originario chimicamente. Inoltre, il processo chimico può essere costoso e richiede un uso attento di sostanze chimiche.
Infine, le fibre riciclate spesso costano più dei materiali vergini perché i processi produttivi sono stati ottimizzati per questi ultimi, e il mercato dei prodotti tessili riciclati può essere imprevedibile, con fluttuazioni significative nella domanda, nei prezzi e nella disponibilità dei materiali adatti al riciclo. E anche quando le fibre riciclate sono disponibili, i dubbi sulla qualità e sulla compatibilità con le filiere esistenti possono renderle meno attraenti. Anche i consumatori hanno una conoscenza limitata delle caratteristiche e dei benefici dei tessuti riciclati.
Il futuro della moda circolare
La questione dei rifiuti tessili è diventata di recente un tema chiave dell’agenda europea. È fondamentale riconoscere che nessuno può affrontare da solo un problema così vasto; cambiare gli attuali metodi produttivi richiede uno sforzo collettivo lungo l’intera filiera.
La Strategia europea per i tessili sostenibili e circolari rappresenta un approccio onnicomprensivo che copre l’intero ciclo di vita dei prodotti. Incoraggia azioni coordinate per migliorare i modelli di produzione e di consumo con l’obiettivo di creare un settore competitivo, resistente e innovativo. Lo scopo è promuovere servizi di riutilizzo e riparazione redditizi, assicurando al contempo che i prodotti tessili venduti sul mercato europeo siano durevoli, riparabili e riciclabili; in pratica, dovrebbero essere di alta qualità ma accessibili. La strategia sottolinea che i tessuti dovrebbero essere realizzati in larga parte con fibre riciclate, senza sostanze chimiche pericolose e nel rispetto sia dei diritti umani sia dell’ambiente. È significativo che i produttori saranno considerati responsabili dei loro prodotti lungo l’intera filiera, impegnandosi a garantire una capacità di riciclo sufficiente e a ridurre al minimo l’incenerimento o lo smaltimento in discarica.
Il Parlamento europeo evidenzia tre principali benefici della transizione verso un’economia circolare. Innanzitutto, dal punto di vista ambientale, estendere la vita utile delle materie prime riduce lo sfruttamento delle risorse naturali, previene la distruzione degli ecosistemi e tutela la biodiversità. Economicamente, poiché la domanda di materie prime continua a crescere mentre la loro disponibilità diminuisce, l’allontanamento dalla forte dipendenza dalle importazioni può contribuire a mitigare rischi come la volatilità dei prezzi e la scarsità dell’offerta. Infine, l’adozione dell’economia circolare potrebbe aumentare la competitività, sostenere l’innovazione e stimolare la crescita economica, con stime che indicano fino a settecentomila nuovi posti di lavoro nell’Unione europea entro il 2030. I consumatori beneficerebbero inoltre di prodotti più durevoli e di alta qualità, il che potrebbe migliorare la loro qualità della vita e far risparmiare denaro nel lungo termine.
Nel nostro viaggio per sostenere le pratiche di economia circolare, ci impegniamo a incrementare l’uso di materiali riciclati nei nostri tessuti. Per questo motivo, la nostra selezione di denim a tutta altezza per il Primo Jean include tessuti realizzati con una combinazione di materiali riciclati post-industriali e cotone rigenerativo.

