Potrebbe sembrare superfluo parlare del perché dovresti avere un paio di jeans indaco, ma non possiamo mai ripetere abbastanza spesso quanto ci piaccia questo classico! È però importante ricordare che non tutti i jeans indaco sono uguali. Scegli la qualità per garantirti un capo senza tempo che vorrai indossare per molti anni!
Perché il denim è tinto con l’indaco?
Il cotone e l’indaco sono utilizzati da millenni nel settore tessile, in particolare nelle regioni calde e secche. Gli antichi greci e romani li conoscevano già, ma questi materiali iniziarono a diffondersi ampiamente in Europa quando i porti italiani, come Genova e Venezia, divennero importanti centri commerciali nel Basso Medioevo. Fu soprattutto Genova a svolgere un ruolo cruciale nell’evoluzione del denim moderno, poiché lì il cotone e l’indaco si incontrarono nel nostro continente.
Cotone
Con il progresso dell’economia occidentale, i porti di Venezia e di Genova divennero sempre più importanti per il commercio a partire dal XII secolo. In quel periodo, il Nord Italia prosperava nel settore tessile, in particolare nella lana, e stava diventando centrale anche nel mercato del cotone, esportando tessuti in tutta Europa. Il cotone stava guadagnando popolarità perché richiedeva meno passaggi di lavorazione rispetto alla lana, consentendo di realizzare più prodotti in meno tempo. Anche il fustagno, noto per la convenienza e la resistenza, era popolare nel Vecchio continente, soprattutto la versione con ordito in lino e trama in cotone prodotta in Italia.
Venezia rappresentava il collegamento principale tra Europa e Oriente e si dedicava all’importazione di cotone di alta qualità dal Levante per la produzione urbana più raffinata, mentre Genova commerciava principalmente cotone di minore qualità dalla Turchia, da Malta e dalla Sicilia, che divenne una soluzione efficace per i prodotti tessili d’uso quotidiano e per la crescente manifattura rurale. Nel XV secolo, nuovi centri di produzione cotoniera erano sorti in Lombardia, in Piemonte e in Liguria. Un secolo dopo, i mercanti genovesi iniziarono a organizzare direttamente la tessitura del cotone nelle aree rurali circostanti.
Chieri emerse come uno dei principali centri tessili, adottando nel 1347 le tecniche di produzione del fustagno. Nel 1482 la corporazione del cotone della città fu ufficialmente riconosciuta dal duca di Savoia. Chieri divenne nota per la produzione di un fustagno blu, tinto con la pianta locale del guado. Una quantità significativa di questo tessuto veniva venduta ai camalli genovesi per la realizzazione delle vele e delle coperture delle merci. Nel 1560, Chieri produceva circa centomila balle di fustagno all’anno e tra le seimila e le settemila venivano esportate attraverso Genova. Nel XVI secolo, la stessa città ligure iniziò a produrre il proprio tipo di fustagno.
Indaco
Per secoli, il guado era stato utilizzato per tingere di blu in Europa, ma l’indaco presentava alcuni vantaggi, in particolare per fibre come il cotone e il lino. Il problema era il costo di importazione dell’indaco dall’India, elevato a causa degli intermediari in Medio Oriente. Tutto cambiò nel 1498, quando Vasco da Gama scoprì una nuova rotta marittima per l’India, rendendo l’indaco più accessibile. Inoltre, i colonizzatori europei compresero che le coltivazioni nelle Americhe potevano essere potenziate per rendere l’indaco un prodotto particolarmente redditizio.
Quindi, a Genova, nel XVI secolo, divenne facile ottenere l’indaco. Questo portò la città a iniziare a usarlo al posto del guado per tingere il fustagno. Il colore scuro e intenso del tessuto era perfetto anche per nascondere le macchie e lo rese popolare tra i marinai e i camalli in cerca di capi da lavoro resistenti. Inoltre, il fustagno genovese presentava l’ordito tinto con l’indaco, anziché la più comune trama tinta con il guado. Queste caratteristiche, insieme alla presenza del cotone, lo resero l’antenato del denim odierno.
Genova divenne un centro di esportazione di merci in tutta Europa, soprattutto verso il nord delle Alpi, l’Inghilterra e la Spagna, e alcuni dei suoi prodotti attraversavano addirittura l’Atlantico. Nel XVI e nel XVII secolo, la domanda di tessuti belli ma al tempo stesso resistenti e pratici continuò a crescere. Il fustagno genovese divenne rinomato per la sua buona qualità a un prezzo ragionevole, ideale per l’uso quotidiano. Nonostante per alcuni questa convenienza riflettesse un declino della manifattura locale, questi fattori contribuirono al suo successo nel lungo termine, spianando la strada al denim tinto con l’indaco che indossiamo oggi. Per questo “blue jeans” deriva da “blue de Gênes”, il nome della stoffa nei porti stranieri, che riflette il suo colore iconico e il nome internazionale della città.

I jeans indaco non muoiono mai
Quando si tratta di jeans indaco, è difficile mettere in discussione il loro ruolo centrale nel nostro guardaroba. Sono un caposaldo per un motivo: le statistiche del 2024 Global Denim Survey di Cotton Incorporated mostrano che quasi la metà dei consumatori globali (48%) indossa i jeans più spesso che in passato. Ma nonostante possa sembrare ovvio che tutti abbiano bisogno di un buon paio di jeans, è fondamentale sceglierli di alta qualità.
Tutti sappiamo che il denim è resistente. Se non viene trattato adeguatamente o cucito correttamente, potrebbe però logorarsi più in fretta di quanto vorresti. Quello che è interessante del denim di alta qualità è che aumenta di valore nel tempo; per questo motivo, il mercato dei jeans di seconda mano e vintage è prospero. Lo scolorimento naturale del tessuto e il carattere unico che assume mentre lo indossi, in particolare con il denim crudo o scuro, aumentano il suo fascino. Vale quindi la pena investire nel denim premium: non stai solo comprando un paio di jeans, ma stai puntando su qualcosa che potrebbe aumentare il suo valore.
Anche dal punto di vista ecologico, i jeans di alta qualità hanno un valore. Tendono a durare più a lungo, il che significa che non dovrai sostituirli spesso. Questo aiuta a ridurre i rifiuti tessili e a diminuire l’impatto ambientale complessivo, dalle emissioni di CO2 al consumo di acqua ed energia. Possono anche essere riparati, riutilizzati, rivenduti e riciclati. Inoltre, scegliere brand conformi alle pratiche di produzione responsabile assicura che i lavoratori siano trattati equamente, ricevano salari dignitosi e operino in condizioni sicure. Vinciamo tutti.

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Il denim cimosato è tessuto sui tradizionali telai a navetta, lo standard fino agli anni Sessanta. Oggi, solo poche aziende tramandano questa arte e siamo orgogliosi di farne parte. A causa della sua rarità, il denim cimosato è particolarmente apprezzato da chi ama l’artigianalità che lo contraddistingue.

