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Come funziona il riciclo tessile: da rifiuto a nuovo denim

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Il riciclo tessile trasforma i rifiuti in risorse di valore, contribuendo a mantenere i materiali in circolazione e a promuovere l’economia circolare. Questi modelli mirano a prolungare al massimo il ciclo di vita dei prodotti, anziché buttarli dopo un uso breve. Nel settore del denim, le fibre riciclate da vecchi jeans o dagli scarti di produzione stanno diventando sempre più diffuse per ridurne l’impatto ambientale.


Raccolta e smistamento


La raccolta e lo smistamento sono i primi due passaggi essenziali di ogni processo di riciclo tessile. Secondo le stime della Commissione europea, i ventisette Paesi dell’Ue hanno generato 6,95 milioni di tonnellate di rifiuti tessili nel 2020, pari a circa 16 kg per persona; solo 4,4 kg sono stati però raccolti separatamente per il riutilizzo o il riciclo, mentre 11,6 kg sono finiti tra i rifiuti indifferenziati. Si stima che solo il 12% degli scarti tessili nella regione venga separato dagli altri, il che indica che la maggior parte finisce nei rifiuti misti e viene quindi portata in discarica o incenerita. Ben l’82% di questi scarti è di tipo post-consumo, ovvero comprende capi e altri prodotti tessili acquistati, usati e gettati dai consumatori.


Secondo Mordor Intelligence, nel 2025 i rifiuti post-consumo raccolti tramite programmi di beneficenza o sistemi comunali hanno rappresentato il 60,4% del mercato del riciclo tessile. L’introduzione di nuove normative europee per separare la raccolta dei rifiuti tessili probabilmente aumenterà la disponibilità di materiali riciclati nei prossimi anni, poiché mirano a deviare i prodotti tessili dagli inceneritori e dalle discariche, promuovendo il riutilizzo e il riciclo.


Con l’implementazione dei regolamenti europei sulla raccolta separata dei rifiuti tessili, possiamo aspettarci tassi di raccolta domestica più elevati. Ciò potrebbe però ridurre la qualità complessiva degli articoli raccolti. Attualmente si sta discutendo di come ottimizzare i sistemi di raccolta per raggiungere sia tassi elevati sia condizioni favorevoli al riutilizzo. Informare i cittadini potrebbe facilitare uno smistamento preventivo, purché la qualità dei prodotti tessili riutilizzabili sia mantenuta. Rimane però una certa incertezza su quanto i singoli individui debbano essere responsabili della distinzione tra i prodotti tessili riutilizzabili e i rifiuti tessili.


Anche la disponibilità degli scarti tessili pre-consumo è in aumento, con un tasso di crescita annuo atteso dell’8,52% fino al 2031, rendendolo il segmento a crescita più rapida nel settore. I rifiuti pre-consumo includono gli scarti industriali generati nel processo di produzione, come residui di fibre e filati e tagli di tessuto. Questo tipo di scarti presenta una composizione più omogenea rispetto ai rifiuti post-consumo, rendendoli più semplici da raccogliere e da smistare.




Riciclo meccanico


Il riciclo meccanico è il metodo più comune e rappresenta oltre l’81,2% delle tecnologie di riciclo tessile, secondo le analisi di mercato del 2025. Tramite questo processo, i tessuti vengono sminuzzati e le fibre rigenerate. È relativamente semplice e ha un costo contenuto rispetto ad altri sistemi. È però efficace principalmente sui prodotti monofibra e le fibre possono perdere qualità e resistenza dopo ripetuti processi.


Poiché molti tessuti contengono un mix di fibre, il riciclo chimico sta guadagnando popolarità per la sua capacità di scomporre le fibre in componenti molecolari e ricostruirle con proprietà simili a quelle dei materiali originali. Questo metodo, però, produce solo materiali sintetici, perché non è possibile ripristinare chimicamente le fibre naturali al loro stato originario. Inoltre, questo trattamento può essere costoso e richiede un’attenta gestione delle sostanze chimiche.


Data la prevalenza del riciclo meccanico, il denim 100% cotone è più facile da riciclare rispetto alle miscele di fibre, come i jeans sintetici. Le fibre di cotone riciclate sono spesso mescolate a quelle vergini per aumentarne la resistenza. Però è possibile realizzare denim interamente con fibre riciclate post-industriali, perché le fibre perse durante il processo produttivo mantengono proprietà simili a quelle delle fibre originali, non essendo ancora state trattate.




Rigenerazione delle fibre


La rigenerazione delle fibre è un processo che mantiene i materiali in circolazione invece di gettarli. Nel 2017, l’Ellen MacArthur Foundation ha stimato che meno dell’1% dei prodotti tessili in tutto il mondo siano stati riciclati in nuovi tessuti, e questo dato è ancora oggi riportato dalle fonti ufficiali. La maggior parte di questi scarti viene sottoposta al downcycling, cioè trasformata in prodotti di valore inferiore, come gli stracci o i materiali isolanti. Nonostante questo processo sia benefico per il recupero dei rifiuti, il valore dei materiali diminuisce, producendo articoli che non possono più essere rigenerati. Al contrario, il riciclo da fibra a fibra rappresenta il risultato più avanzato nella creazione di una vera economia circolare nel settore tessile.


Le fibre rigenerate sono anche definite come quelle realizzate con cellulosa naturale, ad esempio la polpa del legno, che viene trattata chimicamente per tale scopo. Secondo Textile Exchange, alcune fibre rigenerate diffuse includono la viscosa, il lyocell e il modal. Queste fibre possono essere prodotte con materiali riciclati e il loro impatto ambientale dipende in larga misura dai metodi adottati per la produzione dei materiali cellulosi.


Sfide e opportunità


Il riciclo tessile si sta evolvendo da un’attività marginale a un segmento importante della filiera. Secondo Mordor Intelligence, il mercato globale del riciclo tessile ha raggiunto 6,62 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede che cresca fino a 7,25 miliardi di dollari nel 2026, per poi raggiungere 11,39 miliardi di dollari entro il 2030. Questa crescita è trainata da diversi fattori, tra cui la crescente pressione normativa, in particolare in Europa, con il regolamento sulla responsabilità estesa del produttore che li rende responsabili del costo e della gestione del rifiuto tessile. Inoltre, i brand e i produttori richiedono sempre più materiali riciclati per ridurre il proprio impatto ambientale e conformarsi ai nuovi requisiti di tracciabilità e di utilizzo di materiali riciclati.


Nonostante le opportunità offerte dal cambiamento del quadro normativo e dalla crescente attenzione dei consumatori e dei produttori, permangono molte sfide:


I processi tecnologici potrebbero presto risolvere queste questioni, ma gli elevati costi di investimento per dotarsi di impianti avanzati restano una grande sfida per la sostenibilità economica.


Ciononostante, la crescente produzione tessile e i conseguenti enormi volumi di rifiuti rendono le fibre riciclate una necessità per il nostro pianeta e un’opportunità di business che non può più essere ignorata. Il riciclo è stato a lungo considerato un interesse di nicchia, adottato principalmente dalle società dedicate alla sostenibilità. Ora, sta invece spostandosi verso una produzione su scala industriale. Sta diventando centrale nelle strategie tessili e negli obiettivi istituzionali, richiedendo a tutti gli stakeholder di essere preparati ad abbracciare questo cambiamento epocale. Se le normative vengono viste come un’opportunità invece che come un limite, potrebbero diventare una rampa di lancio per il riciclo tessile su larga scala, con un impatto positivo significativo.



Foto scattate da Humana People to People Italia.

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