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Denim in misto lino: la risposta del settore al riscaldamento globale

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L’aumento delle temperature globali ci spinge non solo a riflettere sull’impatto ambientale dei nostri processi produttivi, ma anche a trovare nuove soluzioni più leggere rispetto al denim tradizionale. Per questo motivo, abbiamo recentemente introdotto una collezione di tessuti denim che mescola cotone rigenerativo e lino. Vediamo le sue caratteristiche principali.


Scopri la nostra collezione di denim in misto lino, ideale per i mesi estivi


La nostra collezione di denim in misto lino è realizzata con cotone rigenerativo europeo, coltivato in Spagna e in Grecia, che nella trama è mescolato con fibre di lino provenienti dalla Francia. Questa filiera corta ci consente di limitare l’impatto ambientale associato al trasporto delle nostre materie prime e di renderle più facilmente tracciabili.


La nostra miscela di cotone e lino rappresenta la scelta perfetta per chi cerca le caratteristiche tradizionali del denim anche nelle stagioni calde, ma vuole indossare un tessuto più fresco. Questa collezione unisce così l’aspetto, la resistenza e la durabilità del nostro denim classico al peso leggero del lino, per un maggiore comfort e una morbidezza superiore in estate.


Anche i colori del nostro denim in misto lino richiamano quelli più amati per i mesi caldi. Oltre all’indaco, che non può mancare in una collezione di denim, disponibile in diversi toni che spaziano dallo scuro al medio, abbiamo quindi l’écru, il colore naturale del cotone, e un sofisticato beige, che infondono una maggiore sensazione di freschezza ai nostri tessuti.


Le caratteristiche del lino


Il lino è una fibra di peso leggero, ma resistente e durevole. Come riportato da Textile Exchange, viene coltivato principalmente in Europa. Nel 2024, il 70% del lino utilizzato per la produzione di fibre proveniva infatti dal nostro continente, con la Francia come maggiore produttore. Inoltre, queste fibre sono 100% biodegradabili, richiedono un’irrigazione minima e sono prodotte senza sprechi, rappresentando una scelta attenta all’ambiente.


Il lino presenta una lucentezza naturale e una mano morbida, che migliora a ogni lavaggio, rendendolo sempre più soffice e confortevole. Tra i suoi principali benefici vi è anche la delicatezza, che lo rende adatto alle pelli sensibili. Il lino è infatti considerato tra le fibre più igieniche, poiché è ipoallergenico, resistente agli odori e traspirante: regola efficacemente la temperatura e assorbe l’umidità in eccesso, contribuendo all’eliminazione di batteri e altri microrganismi dannosi.


È curioso come la miscela di cotone e lino riprenda la tipologia di fustagno più comune nell’Italia medievale, quella che è arrivata anche ai marinai genovesi e che è antenata del nostro moderno denim. Nel fustagno italiano tradizionale, però, il lino veniva impiegato come ordito.




Il nostro impegno per il cotone rigenerativo


La transizione a un approvvigionamento di cotone e filati in cotone 100% rigenerativi, mantenendo comunque una porzione di cotone organico e incrementando anche l’uso di fibre e filati riciclati, è il nostro principale obiettivo per il 2026.


L’agricoltura rigenerativa non ha una definizione universalmente condivisa, poiché si concentra sui risultati più che su un processo da seguire rigorosamente. Le pratiche rigenerative non sono le stesse in tutto il mondo, ma variano a seconda delle caratteristiche del suolo, delle dinamiche biologiche e delle condizioni climatiche. Quello che hanno in comune è l’obiettivo di migliorare la salute del suolo, ripristinare le funzioni naturali del pianeta e riequilibrare gli ecosistemi.


Alcune delle tecniche più comuni comprendono le coperture vegetali, che proteggono e arricchiscono il suolo, la rotazione delle colture, che mantiene o migliora la fertilità dei terreni, e la riduzione o l’assenza dell’aratura meccanica nei campi, che rischia di uccidere i microrganismi benefici per il suolo.


I terreni in salute riducono l’erosione del suolo, richiedono meno acqua, resistono meglio sia alle alluvioni sia alla siccità, immagazzinano più anidride carbonica nel sottosuolo e assicurano rendimenti migliori. Inoltre, producono colture più robuste e sane, che resistono meglio alle erbacce e ai parassiti e richiedono meno fertilizzanti chimici. Di conseguenza, l’agricoltura rigenerativa genera una maggiore biodiversità sia sopra sia sotto il suolo, produce profitti finanziari più elevati, riduce le emissioni di gas serra, mitiga il cambiamento climatico e migliora i cicli di idrogeno, carbonio e nutrienti.


La certificazione regenagri®


Siamo stati il primo produttore di denim a ottenere la certificazione regenagri® Chain of Custody nel 2021, che attesta che fin da subito ci siamo impegnati a promuovere e sostenere le pratiche agricole rigenerative. Crediamo infatti che l’agricoltura rigenerativa abbia il potenziale di essere più scalabile rispetto ad altri approcci attenti all’ambiente; di conseguenza, il suo impatto positivo potrebbe essere esteso e assicurare la stabilità finanziaria di tutte le comunità coinvolte.


Il programma regenagri® è stato il primo a intraprendere azioni concrete basate su standard solidi, sistemi di verifica di terze parti e sulla tracciabilità. Inoltre, promuove il miglioramento continuo, offrendo alle aziende agricole e alle organizzazioni che desiderano adottare lo standard una soluzione completa e adattabile alle esigenze specifiche. I nostri tessuti certificati da regenagri® contengono almeno il 40% di cotone rigenerativo.




I vantaggi della nostra tecnologia brevettata Kitotex®


I nostri tessuti denim in misto lino sono infine trattati con la tecnologia brevettata Kitotex® nella fase di bozzima, necessaria per aumentare la resistenza del filato sul telaio. Kitotex® utilizza il chitosano, un materiale smart, non tossico e biodegradabile, anziché il più convenzionale PVA.


Il PVA, o alcol polivinilico, è un polimero di plastica a base di petrolio. Si trova in diversi altri prodotti che usiamo quotidianamente, dagli imballaggi alimentari alle pastiglie per la lavatrice e per la lavastoviglie, e può dissolversi in acqua e biodegradarsi solo in condizioni specifiche che molte strutture attualmente non presentano. Secondo una ricerca pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, il 75% del PVA rimane nell’ambiente. Si stima quindi che ogni cittadino statunitense consumi tra 0,101 e 0,549 grammi di PVA al giorno.


Il chitosano è ottenuto dalla chitina, il polimero naturale più comune dopo la cellulosa, presente in diverse fonti rinnovabili, come insetti, crostacei, alghe e funghi. Noi usiamo soltanto quest’ultimo, derivato da Aspergillus niger. Grazie alle sue numerose proprietà, in particolare quelle leganti e filmogene, è impiegato in diversi settori, tra cui l’alimentare, il farmaceutico, il cosmetico e il biotecnologico. Tra le altre cose, il chitosano:



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