Il denim elasticizzato ha cambiato tutto. Dai primi jeans elastici ai comodi modelli di oggi, l’elastan ha (letteralmente) rimodellato la moda. Ma c’è un inghippo: l’elastan tradizionale è fatto di plastica e, una volta che lo butti via, può rimanere nell’ambiente e contribuire all’inquinamento per centinaia di anni. Quindi, come possiamo goderci il comfort del denim elasticizzato senza danneggiare il pianeta? Vediamo qualche opzione.
Cos’è l’elastan biodegradabile?
L’elastan biodegradabile è un’alternativa ecologica all’elastan convenzionale a base di petrolio. Offre le stesse performance elastiche e flessibilità, ma con dei benefici ambientali aggiuntivi, in quanto può rompersi nel corso del tempo senza danneggiare il pianeta.
L’Agenzia europea dell’ambiente definisce “biodegradabile” ciò che può decomporsi rapidamente per l’azione dei microrganismi in condizioni naturali, sia aerobiche (con ossigeno) sia anaerobiche (senza ossigeno). È fondamentale notare che i materiali categorizzati come biodegradabili non solo devono scomporsi in elementi naturali senza effetti ambientali dannosi, ma devono anche farlo in un lasso di tempo relativamente breve. Secondo la legislazione europea, un materiale deve decomporsi almeno del 90% entro sei mesi dal suo smaltimento.
L’elastan, conosciuto anche con i nomi dei brand Spandex in Nord America o Lycra in Europa, è una fibra sintetica leggera. Viene classificato come elastomero per le sue qualità simili a quelle della gomma ed è composto da polimeri, i mattoni della plastica, derivati dalla petrolchimica.
Sviluppato alla fine degli anni Cinquanta, l’elastan è ampiamente utilizzato nel settore dell’abbigliamento per le sue proprietà elastiche. Le sue fibre possono aumentare la loro lunghezza fino a cinque volte e tornare facilmente alla loro forma originaria. L’elastan è solitamente mischiato ad altri materiali naturali o sintetici per produrre tessuti elasticizzati.

Il problema del denim elasticizzato tradizionale
Il settore del denim iniziò a usare l’elastam alla fine degli anni Settanta per creare jeans più aderenti, che valorizzassero le forme del corpo senza risultare troppo costrittivi. I jeans elasticizzati divennero così popolari negli anni Ottanta da essere considerati un must-have per le donne in tutto il mondo.
Già il processo di produzione dell’elastan richiede quantità significative di energia e sostanze chimiche, ma le principali preoccupazioni ambientali associate a questa fibra sorgono alla fine del suo ciclo di vita. Attualmente, non ci sono metodi efficaci e su larga scala per riciclare l’elastan, specialmente perché è spesso mischiato ad altre fibre e difficile da separare. Di conseguenza, l’elastan si accumula nelle discariche e addirittura nelle aree abbandonate. Secondo l’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, l’11% dei rifiuti di plastica proviene dall’abbigliamento e dai prodotti tessili. In più, l’elastan impiega secoli per decomporsi e può rilasciare sostanze dannose nell’ambiente.
È importante notare che i tessuti sintetici possono perdere microplastiche non solo quando vengono buttati, ma anche durante l’uso e il lavaggio. L’UNEP riporta che approssimativamente il 60% dei vestiti contiene fibre sintetiche e che circa il 9% di tutte le microplastiche trovate negli oceani derivano dalle microfibre rilasciate dai prodotti tessili. Ogni anno, 92 milioni di rifiuti tessili vengono generati a livello globale. Secondo uno studio del 2015 di Luiken e Bouwhuis, il denim rappresenta il 2,16% di questi scarti. Questa enorme quantità è ampiamente dovuta al raddoppio della produzione di abbigliamento tra il 2000 e il 2015, guidato dall’avvento della fast fashion e dall’espansione della classe media mondiale dotata di un crescente reddito disponibile, come riportato dall’Ellen MacArthur Foundation. Il risultato è una diminuzione del 36% del ciclo di vita dei capi.

La soluzione compostabile di Candiani
Candiani è rinomata nel mondo come uno specialista del denim elasticizzato, in quanto siamo stati tra i primi produttori a scommettere su questo tessuto innovativo e tra i più convinti del suo potenziale. Siamo stati l’unica azienda a sviluppare tessuti denim elastici in grado di combinare una bella estetica con prestazioni superiori, offrendo un livello di elasticità e comfort inimmaginabile per il primo secolo dei blue jeans. Questa innovazione ha supportato la nascita della premium denim industry a Los Angeles.
Oggi, continuiamo a essere famosi per i nostri tessuti elasticizzati, in quanto ci dedichiamo a renderli autentici e responsabili per l’ambiente, senza compromettere le loro performance elastiche. Il nostro risultato più significativo per minimizzare l’impatto ambientale del denim stretch è la tecnologia brevettata COREVA™, che ci permette di produrre il primo denim elasticizzato senza plastica e compostabile al mondo.
Lanciata nel 2019 dopo cinque intensi anni di ricerca e sviluppo, COREVA™ è il primo denim elastico a base vegetale e senza plastica, poiché privo dell’elastan tradizionale. Il denim COREVA™ mantiene però la qualità eccezionale che ti aspetti da Candiani. Questa tecnologia all’avanguardia assicura lo stesso livello di performance, elasticità, morbidezza ed estetica dei nostri altri tessuti elasticizzati, ma offre anche importanti vantaggi ambientali.

Le implicazioni nel mondo reale
Nelle giuste condizioni, i tessuti COREVA™ possono compostarsi alla fine della loro vita utile. I test hanno confermato che questi tessuti si disintegrano senza lasciare residui dannosi, consentendo alle piante di prosperare.
Abbiamo iniziato testando COREVA™ in laboratorio nel 2020, in collaborazione con Innovhub e seguendo le linee guida dei metodi ISO 16929:2019 ed EN 13432:2000 Annex E/AC:2005. Dopo 12 settimane, il 98,1% della massa originale del campione COREVA™ si era decomposto. Inoltre, i semi di fagiolo mungo e orzo piantati nel compost COREVA™ sono germinati e cresciuti con successo, senza mostrare effetti avversi sulle piante.
Nel 2022, ci siamo spostati in California per condurre ulteriori test su COREVA™ con il Rodale Institute California Organic Center. Abbiamo inserito rimanenze di COREVA™ nel suolo e osservato il loro impatto sulla salute del terreno e sulla crescita del nostro cotone proprietario Blue Seed. Questo studio annuale non ha rivelato effetti negativi sul suolo e ha dimostrato una migliore respirazione del terreno, oltre a consistenti livelli di umidità.
Infine, siamo tornati in Italia per esplorare la connessione tra due settori amati del nostro Paese: la moda e il cibo. Abbiamo collaborato con Quintosapore per coltivare pomodori adottando pratiche di agricoltura rigenerativa del suolo con compost COREVA™. I test condotti prima, durante e dopo la crescita dei pomodori dal laboratorio chimico italiano Ars Chimica Laboratorio Chimico hanno confrontato il suolo con e senza COREVA™, cercando cambiamenti nelle sostanze chimiche, nei metalli pesanti, nei coloranti e nella salute generale del terreno. Tutti i parametri erano in linea con quelli iniziali, il che indicava che l’aggiunta di COREVA™ non aveva alterato la normale composizione chimica del suolo. Gli esperti di Quintosapore hanno anche osservato dei livelli di umidità nel suolo simili a quelli dell’esperimento precedente.

