Siamo così abituati a indossare i jeans che spesso trascuriamo le differenze tra i tipi di tessuto in denim, oltre alla più ovvia: il colore. I tessuti in denim, però, si distinguono per molti aspetti importanti. Qui vogliamo illustrare i fattori chiave da considerare nella scelta dei materiali in denim.
Denim crudo vs denim lavato
Il denim crudo, conosciuto anche come denim grezzo, è il tessuto nella sua forma più pura, così come viene fuori dal telaio. Non è né lavato né trattato e di solito ha una tonalità di indaco scura. Una delle caratteristiche distintive del denim crudo è la tendenza a scolorire con il tempo. Il livello più superficiale di indaco viene via, creando effetti distintivi come le baffature e altri segni di usura che raccontano la tua storia personale: rivelano come ti siedi, in quale tasca metti i tuoi oggetti e se ti piacciono i risvolti.

Quando pensiamo ai jeans contemporanei, però, spesso immaginiamo il denim lavato. Questo tipo di denim viene trattato dopo il taglio e la confezione del capo, per ottenere l’estetica e la mano desiderate. Il lavaggio spazia dai toni scuri a quelli chiari, dalla delicata schiaritura a un marcato aspetto invecchiato, per replicare l’usura naturale del denim crudo e creare un effetto vintage.

Non esiste una risposta universale su quale tipo di denim sia migliore; dipende dal gusto e dalle preferenze personali. Il denim crudo è l’opzione più autentica e tradizionale, ma potrebbe risultare rigido e ruvido all’inizio. Comunque, utilizzandolo regolarmente, si lascia andare e si modella al tuo corpo, diventando comodo e unico. Dall’altro lato, il denim lavato è morbido fin dal primo giorno, offrendo un comfort immediato.
Denim cimosato
Il denim cimosato viene prodotto con i telai a navetta, in cui i fili orizzontali, chiamati trama, vengono trasportati avanti e indietro lungo i fili verticali, chiamati ordito. La trama viene quindi pressata sull’ordito per ottenere il tessuto. La navetta effettua diversi passaggi consecutivi con un unico filo di trama, contribuendo alla formazione del bordo finito del tessuto, noto come cimosa.
La cimosa è il bordo del tessuto che previene lo sfilacciamento ed è tipicamente più denso rispetto al resto del denim. Molte persone credono che si tratti soltanto di una banda bianca con una cucitura rossa, i colori resi famosi da Levi’s®. Non ci sono però regole fisse sulle tonalità del denim cimosato, ora disponibile in un’ampia gamma di design.
Oggi il denim cimosato è piuttosto raro, poiché negli anni Sessanta i telai a navetta furono sostituiti dai telai a tutta altezza, più efficienti, per soddisfare la crescente domanda di jeans. Nonostante questi telai moderni possano lavorare più velocemente, produrre tessuti più grandi e tessere denim più uniformi (caratteristiche che li rendono ideali per la produzione di massa), il cimosato rimane molto apprezzato dagli amanti del denim per la sua autenticità.
Quello che è interessante è che la storia del denim cimosato collega tre Paesi diversi, apparentemente molto distanti: l’Italia, gli Stati Uniti e il Giappone. Il denim cimosato, come il denim in generale, deriva dal fustagno genovese usato da marina e camalli per realizzare abbigliamento da lavoro durevole. In seguito, arrivò in California, dove Jacob Davis e Levi Strauss brevettarono il primo paio di blue jeans moderni. Infine, quando i brand statunitensi avviarono la produzione di massa, i giapponesi, che avevano conosciuto i jeans tramite i soldati statunitensi durante la Seconda guerra mondiale, iniziarono a replicare fedelmente questi capi, ovviamente cimosati.

Denim elasticizzato
Il denim elasticizzato è uno dei tipi di tessuto in denim più popolari oggi. Venne introdotto nel settore alla fine degli anni Settanta, unendo il cotone all’elastam, per realizzare jeans stretti ma comodi per le donne. Comunque, raggiunse la massima popolarità nel decennio successivo e divenne la base del denim premium.
Il denim elastico ha conquistato una fetta di mercato significativa grazie ai suoi numerosi vantaggi, come la creazione di silhouette più aderenti e di modelli più femminili, in grado di valorizzare la forma del corpo. La sua versatilità consente un’ampia gamma di vestibilità, adattandosi a diverse fisicità e stili. Inoltre, il denim elasticizzato è generalmente più comodo e morbido rispetto a quello rigido fin dal primo giorno. Questa morbidezza offre fin da subito una maggiore libertà di movimento. Infine, il denim elastico è noto per mantenere la sua forma nel tempo e per recuperarla facilmente dopo l’uso e il lavaggio.
Sappiamo che il termine “rigido” potrebbe evocare una connotazione negativa, suggerendo scomodità e durezza. Nel settore del denim, però, si usa semplicemente per i tessuti privi di fibre elastiche. Il denim rigido è principalmente realizzato interamente in cotone, ma esistono anche altre opzioni che incorporano miscele di fibre naturali e sintetiche, come la lana, il lino e la canapa.
È importante notare che le fibre sintetiche, come l’elastam, se di scarsa qualità, possono rompersi più facilmente rispetto alle fibre naturali, come il cotone, il che potrebbe far sformare il denim. Investire in denim elasticizzato di alta qualità è essenziale per realizzare capi durevoli, capaci di mantenere la vestibilità anche dopo diversi utilizzi.

Tessuti in denim sostenibili
Parlare di tipologie sostenibili di tessuto in denim potrebbe sembrare vago e adatto a riempire una serie di articoli dedicati, anziché limitarsi a pochi paragrafi. Proveremo comunque a riassumere le informazioni più importanti. La sostenibilità nella produzione del denim può essere affrontata a due livelli: il processo e il prodotto.
Il cotone è l’ingrediente principale nei materiali in denim. La sua coltivazione può però avere un impatto ambientale significativo, che comprende il consumo eccessivo di acqua e l’uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti, se non si adottano metodi sostenibili. Le fibre preferibili includono quelle coltivate con tecniche responsabili per l’ambiente e per le persone, come il cotone organico e rigenerativo, che dovrebbe costituire le fondamenta dei tessuti in denim sostenibili. Inoltre, dobbiamo considerare le emissioni di gas serra associate al trasporto del cotone; per questo motivo è cruciale rifornirsi il più vicino possibile all’impianto produttivo del denim.
Le fibre riciclate rappresentano un’altra preziosa alternativa per i tessuti sostenibili, contribuendo a promuovere l’economia circolare. Questo modello mira a garantire che le materie prime non vengano soltanto estratte, lavorate, consumate e buttate, ma sfruttate al loro massimo potenziale. I prodotti dovrebbero essere progettati per durare il più a lungo possibile e poi recuperati e rigenerati attraverso pratiche come la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione, il rinnovamento, l’upcycling e il riciclo.
I processi produttivi del denim tradizionalmente implicano l’uso di sostanze chimiche pericolose e un consumo significativo di acqua ed energia. È fondamentale intensificare i processi di ricerca e sviluppo per ridurre al minimo il loro impatto sul pianeta. I tessuti in denim sostenibili sono quindi prodotti con metodologie che privilegiano il risparmio di acqua, energia e sostanze chimiche, evitando l’uso di materiali tossici.
Infine, è importante ricordare che la sostenibilità non riguarda solo la salvaguardia dell’ambiente, ma anche il benessere delle persone coinvolte nella produzione e nel consumo. Assicurare standard lavorativi elevati, come un salario equo, orari ragionevoli e ambienti sicuri e salubri, nonché utilizzare materiali non pericolosi per i consumatori, è quindi essenziale.
